giovedì 25 novembre 2010

Liceo Scientifico di Patti, interviene SEL

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa, contenente la posizione di Sinistra Ecologia e Libertà in merito alla realizzazione della nuova struttura scolastica pattese.

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Testo del comunicato:

Il Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà “Pier Paolo Pasolini”, in merito alla realizzazione del nuovo liceo scientifico di Patti, dichiara la propria contrarietà alla soluzione promossa della Giunta Ricevuto e cioè alla locazione con diritto di riscatto di una struttura già esistente. Proprio in queste ore, in città e sul web, verrà diffuso un documento che spiega la posizione del gruppo.
La nostra idea di istruzione e formazione, nonché la nostra idea di società, è molto distante da quella su cui la Provincia sta investendo. Chiediamo dunque che venga sospeso l’iter già avviato – ma probabilmente il bando di gara andrà deserto e si sospenderà da sé – per intraprendere la messa a punto e la costruzione di una struttura moderna, dotata di laboratori all'avanguardia, bio-compatibile, e dotata di un sistema di energie rinnovabili che vada ad incidere sull’impatto ambientale e il contenimento dei costi.
Constatando la sistematica inefficacia dell'azione amministrativa, chiediamo, inoltre, le immediate dimissioni del Presidente della Provincia e agli assessori competenti, in quanto inadempienti rispetto al mandato istituzionale attribuito loro dalla legge regionale 9/86.
Seguendo questo modello, la mobilitazione di SEL Nebrodi, continuerà, quindi, ad evidenziare, su questo ed altri temi, le responsabilità dell’attuale classe dirigente di questo territorio e ad esplicitare proposte concrete e innovative.

Sinistra Ecologia e Liberta - Circolo dei Nebrodi "Pier Paolo Pasolini"


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mercoledì 17 novembre 2010

Al 17 di Novembre (pensiero breve)

Brevissimo. Stranamente.

Voglio solo ricordare a me stesso e al mondo che mi ascolta cosa abbia voluto dire per me il 17 novembre da quando, 16enne, lo organizzavo con corteo, striscioni, cori e concerti.
Il 17 novembre era semplicemente la data in cui per uno studente tutto era possibile. Io sentivo che in quel giorno avrei potuto fare tutto: avrei potuto sfidare ogni cosa, anche la meccanicità intrinseca dei giorni nel "sistema vita", nel "sistema paese". Il 17 novembre era come il vento di liberazione da quelle che per noi, ormai, erano divenute solo carceri: le scuole. Che brutta cosa se le scuole diventano carceri. Ma che fare? di fronte al fatto che siamo solo numeri, ingranaggi o, peggio, punti di una linea spezzata su una tavola di statistica, che fare? Di fronte a diplomifici senza sole e soprattutto senza strutture. Evadere, ma capire la bellezza che sta nella conoscenza... ricercarla nelle forme e nei colori della libertà. Nel concetto di "formazione" distante anni luce da "istruzione". Noi non siamo macchine in fin dei conti, no?
Allora magari era implicita, ma c'era la gioia della conoscenza, della formazione del nostro Io, attraverso la liberazione.
E oggi si, c'è ancora il bisogno di una liberazione - che forse è sempre la stessa che non arriva mai - senza dimenticare il valore di collante e formante sociale della scuola e dell'Università pubbliche. Ci devono essere e devono essere di tutti e per tutti.

Oggi a Messina la piattaforma del 17 novembre è stata lanciata da Rete No Ponte, Movimento acqua bene comune, Unime In Protesta, Udu e CGIL. Quando avevo 16 anni forse non capivo che il diritto allo studio è un bene pubblico collegato a tutti gli altri. Collegato al concetto stesso di "pubblico".
Ed ecco la liberazione: abbiamo bisogno di liberarci da chi ci sta rubando tutti i nostri beni comuni. Ci dobbiamo libeare di quelli che si professano liberali.

L'unica vera istruzione deve essere pubblica. Perché pubblica è la bellezza, pubblica è la conoscenza, pubblica è la vita.

Richiesta di oggi al Governo: storniamo i 12 miliardi di euro dei cacciabombardieri e investiamoli nell'istruzione, nell'università e nella ricerca.

BUON 17 NOVEMBRE A CHI CREDE CHE PARLARE DI CAPITALISMO E ANTICAPITALISMO ABBIA ANCORA UN SENSO.
BUON 17 NOVEMBRE A CHI NON CREDE PIU' IN NULLA.

Sebastian Recupero

martedì 9 novembre 2010

Io c’ero...

Voglio raccontare cosa è successo, e soprattutto cosa ho sentito, ieri al consiglio comunale.

Innanzitutto voglio manifestare tutto il mio rammarico per il fatto che il consiglio comunale, espressione più alta di controllo politico-amministrativo del comune, sia praticamente deserto. Ad assistere all’assemblea “pubblica” c’era un vigile, lì ovviamente per lavoro, due impiegate comunali che facevano va e vieni dai loro uffici, tre “giornalisti” seduti in prima fila, di cui due con una autonomia di appena un’oretta, e quattro cittadini, io compreso. Capisco che molte persone di lunedì pomeriggio hanno da lavorare e capisco anche chi in un pomeriggio libero preferisce fare altro. È anche vero che negli ultimi due anni, da quando assisto più o meno assiduamente al consiglio comunale, non ho mai visto la sala piena. Ma ieri c’era la relazione del sindaco sullo stato di attuazione del programma, tra l’altro l’ultima del sindaco Venuto, e in un paese che si appresta ad andare alle urne dovrebbe essere un evento importante. Siamo da tempo in piena campagna elettorale e quasi settimanalmente si annunciano nuovi candidati e nuovi movimenti politici, ma, ahimè, il centro della politica del paese non vede nessuno di questi nuovi soggetti politici presenti ed interessati...

L’altra cosa, che non si poteva non notare, anche se sembravo il solo ad accorgersene, era il continuo squillare di cellulari, si sono sentite partire almeno una ventina di suonerie diverse (alcune anche più volte), ma nessuno sembrava preoccuparsene, anzi si rispondeva senza nemmeno uscire dall’aula mentre che il dibattito continuava neanche tanto infastidito. A tratti sembrava di essere in un call center, mancavano solo gli auricolari!

Ma andiamo alla cronaca vera e propria tralasciando questi dettagli che evidentemente hanno colpito solo me e che forse è una mia pecca notarli. Non sono un giornalista quindi la mia cronaca sarà inevitabilmente carente e spero di riuscire ad evitare qualsiasi giudizio personale.

Come già ricordato, il primo punto all’ordine del giorno è stata la relazione annuale del sindaco sullo stato di attuazione del programma (tra l’altro cercandolo sul sito del comune non si trova, è presente l’apposito link ma questo è vuoto). Come di routine la parola spetta al sindaco per illustrare la sua relazione e il suo operato. La relazione inizia con la ricerca e il richiamo a tutte le forze politiche per un clima più sereno (si è gia fatta pesante l’aria di campagna elettorale) poi il sindaco ha svariato su diversi punti dall’impegno nei servizi sociali agli investimenti sulla sicurezza del territorio, dell’impegno profuso nel presentare diversi progetti che attendono lo sblocco dei finanziamenti alla costruzione dei parcheggi in via Fratelli Cervi, dal cartellone estivo alla rassegna teatrale di Tindari, dall’imminente inizio dei lavori per il marciapiede in via Trieste a quelli per Piazza Niosi. Per ultimo parla del centro storico affermando: “credo che sia stato una delle poche amministrazioni nella storia che ha investito [...] per il centro storico” citando San Francesco e Palazzo Galvagno.

Alla fine del discorso di Venuto il presidente (Mobilia, Scardino era assente) chiede chi vuole la parola, tra i consiglieri è sembrato cogliere una specie di tentennamento, successivamente ho interpretato quella titubanza come la volontà da parte dei consiglieri di avere l’opportunità dell’ultima parola nel dibattito. È stato, poi, il consigliere Mollica il primo a rompere il ghiaccio leggendo il suo duro commento alla relazionare del sindaco, definendolo: “freddo, stanco e soprattutto rassegnato – e che – non manifesta slancio alcuno per il prossimo futuro di una città messa sotto silenzio da una componente politica che aspira a governare per i prossimi dieci anni, con le stesse metodologie. [...] Finalizzata dalla logica dei numeri, - dominata- dall’incapacità di pensare in grande, da una mediocrità ormai diffusa e riistituzionalizzata, da una parte politica che mi piacerebbe rendesse il conto dell’operato del governo della città ponendo numeri ed iniziative assunte ”. Inoltre rimanda al mittente la causa del clima di violenza politica denunciato dal sindaco e rilancia: “da anni il dibattito è morto e sepolto, per questo abbiamo ritenuto di dover lasciare una maggioranza laddove alcune componenti, con la sola forza dei numeri, sono riuscite a condizionare volontà di cambiamento e silenzio”. Continua Mollica elencando alcuni i punti deboli di questa amministrazione: il progetto del centro storico abbandonato, l’ufficio delle relazioni con il pubblico mai aperto, il riordino della pianta organica non affrontato e la cura del verde pubblico non più gestita dal comune stesso come un tempo. Così conclude: “in quest’ultimo scorcio di mandato dimostri di sapersi scrollare di dosso lacci e laccetti che hanno frenato e caratterizzato il suo operato”.

Il secondo consigliere ad intervenire è stato Aquino, anche lui come sottolineato del collega Mollica, nelle parole del sindaco avverte lo stesso sentore di rassegnazione. Inoltre dichiara che: “nessuna analisi possa farsi della relazione annuale se non la si mette in correlazione con il programma che lei aveva presentato e che gli elettori hanno votato. [...] Un buon politico è quello che se non ritiene, se non è certo, di poter realizzare alcuni obiettivi del proprio programma è bene che non li inserisca.” Lamenta il fatto che il buon progetto di recupero centro storico sia stato redatto solo per “pagare una cambiale politica, di una forza politica che quel progetto aveva fortemente voluto e richiesto più che per reale convinzione”. Definisce il San Francesco come un contenitore vuoto di cui non si evince una chiara destinazione. Ribatte punto su punto la relazione del Sindaco citando l’ultimo cartellone teatrale di Tindari e l’increscioso episodio con vecchioni, la leggerezza nella gestione del cinema comunale, lo stato dell’ufficio tributi, il porto per cui denuncia che “nessun atto amministrativo è stato posto in essere”, il sistema dei parcheggi, la viabilità, il rilancio delle frazioni, il cimitero, la consulta giovanile ancora da istituire, la Villa Romana. In fine, concludendo afferma che dalla relazione annuale non evince nessun progetto di sviluppo perseguito dall’amministrazione in questi quattro anni e che il confronto con il programma pre-elettorale è imbarazzante per cui dà un netto giudizio negativo rispetto all’operato dell’amministrazione.

Il primo a prendere la parola dalla parte della maggioranza è stato il consigliere De Luca il quale ovviamente ha una visione opposta a quella del consigliere Aquino. Parla di traguardi che l’amministrazione ha raggiunto “seppur con una congiuntura internazionale mostruosa”! Lui vede il bicchiere mezzo pieno (anzi pieno a metà) e cita i servizi sociali come un’eccellenza, la stagione turistica, la garanzia dei servizi essenziali, la difesa dell’ospedale e dell’università.

Dopo De Luca la parola passa a Tripoli che prima di tutto richiama i colleghi dell’opposizione, dicendo che alcuni di loro per quattro anni sono stati solo capaci di fare campagna elettorale. Poi dichiara: “questa amministrazione ha lavorato e ha lavorato benissimo per quello che si poteva fare”. Ha citato gli interventi nel centro storico, i servizi sociali e parlando del problema rifiuti ha affermato che il problema è stato ben affrontato.

Dopo tocca a Gigante (dissidente di maggioranza) che evidenzia come il comune è perennemente gestito in stato di emergenza attraverso le ordinanze, evidenziando così una grave incapacità ad amministrare, portando il paese ad arretrare.

Il consigliere Di Dio prende la parola e centra il suo intervento tutto sulla mancata realizzazione di un impianto sportivo a Patti Marina, e sull'abbandono e il degrado in cui questa frazione versa.

Il consigliere Forzano, invece, dopo aver elencato gli attuali impedimenti internazionali: la crisi economica, nazionali: “un’Italia ferma sui binari, ghiantata da 2 anni”, regionali: il quarto governo in 2 anni. Dichiara: “è un grande successo, è un grande successo aver mantenuto l’ospedale in questi anni, aver mantenuto il tribunale, aver mantenuto tutti quegli uffici e quelle sedi è un grande successo, [...] bisogna apprezzare quello che abbiamo”. E auspica per evitare il peggio la collaborazione di tutti a partire dai cittadini, dai giornali e dell’opposizione di cui denuncia uno scarso impegno a favore del paese.

L’ultimo dei consiglieri a intervenire è stato Bonsignore e riprende il primo punto del discorso del sindaco, in cui auspicava il ritorno del vero ruolo della politica. Appellandosi al buon senso di tutti, maggioranza e opposizione, chiede di cambiare questo modo di fare politica per riuscire a cambiare e migliorare l’attuale stato delle cose. Tocca poi il tema scottante dell’edilizia: “Mi sarebbe piaciuto in questo consiglio comunale che qualcuno sollevasse la questione legata alla commissione edilizia, e invece tabula rasa. [...] Sindaco sarebbe stato forse il più grande regalo che tu potevi fare a questa città, quella di sciogliere la commissione edilizia comunale, invece di andare a sostituire 4 elementi della stessa. [...] dobbiamo cambiare rotta pensare in maniera diversa pensare ad un rilancio vero”.

A questo punto prende la parola il Sindaco per fare un intervento conclusivo e rispondere ad alcune questioni sollevate dai consiglieri: “ritengo che da parte dell’opposizione dare un giudizio negativo sull’operato dell’amministrazione, credo che ci sia una grande miopia politica. [...] La politica deve essere in una città il punto vitale fondamentale, la salute della vita democratica di una città. [...] bisogna cambiare metodo, strumenti, comportamenti non solo amministrativi, ma anche sociali. Comportamenti diversi nei confronti della propria città. L’immagine della città non può essere soltanto rilegata al ruolo dell’amministrazione comunale, ma deve essere anche sorretta dai media, dai giornali e dalla stessa società. [...] ho tentato in questi cinque anni a dare a questa città un’immagine diversa con le risorse disponibili, ma nessuno mi può contraddire su questo o sul mio impegno personale quotidiano nei confronti non soltanto della vita amministrativa, ma anche al servizio della società di Patti. [...] per il centro storico ho cercato di dare una risposta, l’abbiamo fatta. Resta il piano particolareggiato, se nel consiglio comunale ci sono le risorse, 350/400.000 €, quelle che servono, dobbiamo fare un concorso di idee? A disposizione non c’è nessun pobblema. [...] Pensare che tutto si poteva risolvere con l’esiguo bilancio comunale, ahimè, questa è miopia politica dell’opposizione.”

Il consiglio ha poi approvato il nuovo Piano Miglioramento dei Servizi della Polizia Municipale e ha rimandato il punto relativo al documento a sostegno dei precari del comparto scuola.

Alle 8 e 30 li ho poi lasciti a dibattere sul punto del riassetto del bilancio perché le quasi 4 ore e mezza mi erano più che bastate...

Carmelo!

giovedì 28 ottobre 2010

Liceo scientifico: lettera autonoma, e forse anarchica, alla mia (smarrita) società civile.

Cari lettori, e comunque lettori anche poco cari,
oggi pomeriggio ho preso parte ad un incontro tenutosi nell'aula magna del Liceo Classico di Patti.
"Il solito incontro con le solite chiacchiere sul problema del liceo scientifico", si potrebbe dire. Ma non è esatto: ho apprezzato tantissimo la presenza di tecnici, sindacalisti e precari che hanno parlato della riforma Gelmini, dei tagli di Tremonti e del valore della conoscenza. Purtroppo, a lungo si è finito per fare la solita retorica sul problema della struttura liceale, non considerando nessun punto di vista politico ma ricercando una inutile e inopportuna apoliticità. In più, e lo penso realmente, qualcuno ci ha speculato in termini di propaganda elettorale. Resta, ad ogni modo, la serietà dell'incontro che i ragazzi sono riusciti ad organizzare (e la complessità dei problemi che hanno voluto esporre), al di là del fatto che, alla fine, ci si sia appassioni solo alle contingenze, alle micro-vertenze. Questo anche perché, da un lato, siamo in campagna elettorale; dall'altro perché i genitori sono sempre un po' distaccati dai problemi reali e hanno una visione spesso incompleta del problema.
Dirò subito che la mia contrarietà a questa occupazione (per motivi ampi che spaziano dalla sociologia alla filosofia al realismo, e che non sto qui a raccontarvi) non mi ha impedito di essere al fianco degli studenti anche stavolta. Non foss'altro che le questioni sociali e politiche, e le istanze dei gruppi sociali, rappresentano il senso della mia esistenza.
Adesso però è giusto fare un discorso onesto: credo che la coscienza sociale dei ragazzi del liceo non si sia svegliata, e non sia carica di motivazioni complesse, per tutti quanti allo stesso modo. Non è motivo di cattiveria affermare che sono ben pochi quelli che capiscono fino in fondo i problemi reali. Lo dico perché io stesso, al liceo, - seppur con una progressiva presa di coscienza - sono stato, alle volte, solo un appassionato di sogni astratti o di discorsi semplicistici. Oggi sono ancora un appassionato di sogni di cambiamento e di verità...ma con una coscienza strutturata.
Ecco, possiamo accettare dunque la considerazione per la quale i ragazzi siano un po' incoscienti e che spesso le loro proteste perdano di significato; ma non possiamo accettare che sia così per i genitori, i docenti, i dirigenti scolastici.
Si, l'occupazione i ragazzi non la devono fare: infatti dovrebbero occupare gli adulti, cioè quelli che hanno tutti gli strumenti per capire! Quelli che però, in fin dei conti, non hanno mai capito che si sta rubando il futuro dei loro figli e di intere generazioni. Quindi no, nemmeno loro possono occupare.
Ma, direte, "oggi i genitori erano schierati al fianco degli studenti". Lo erano: con le parole. Purtroppo, per una vita, non lo sono stati con i fatti.
Proprio qui che il mio discorso sembra ingarbugliarsi, arriverò velocemente al nocciolo della questione.
Dell'unità dei consiglieri provinciali o dei sindaci, con la volontà di non dipendere dalla loro appartenenza politica per il raggiungimento di un obiettivo comune, non me ne frega nulla. E non me ne frega nulla perché nessun obiettivo è comune, in politica.
Questo governo nazionale, infatti, così come molti altri governi in passato, ha deciso che sull'istruzione non si deve investire, chiarendoci dunque che essa non rappresenta una priorità per lo sviluppo sociale, culturale ed economico della nostra società. Per carità, una scelta politica che si argomenta in un disegno ideologico ben preciso, del tutto rispettabile. E fin qui ci siamo: non ci sono scelte oggettive.
Ora, sfortunatamente per noi, anche alla Provincia esistono i partiti: e sono grossomodo gli stessi che troviamo sullo scenario nazionale. E non so se qualcuno di voi sa che la Provincia Regionale di Messina, da oltre quarant'anni, è governata dal centro-destra, sotto varie forme e rimescolamenti.
Anche qui le scelte potrebbero non essere oggettive?

Analizziamo.
I compiti delle provincie sono essenzialmente questi: strade provinciali, strutture scolastiche, tutela ambientale... e poco altro.
Dunque: intorno all'anno 2000 o poco prima, il Consiglio Provinciale aveva stanziato, nel bilancio, i soldi necessari alla costruzione del liceo scientifico di Patti (quindi la possibilità economica c'era). Ma, senza troppe sorprese, questi soldi sono stati subito stornati e ridistribuiti su altri fronti: non mi pare che ci fossero particolari criticità e che quindi un'emergenza più grande avesse messo in condizione i consiglieri di scegliere altri investimenti.
Beh, sul fronte dell'edilizia scolastica, a parte il favore a qualche politico importante o la rispondenza a qualche logica lobbistica che ha portato al finanziamento di alcune strutture, si proceduti abbastanza male. Unica cosa fatta è stata buttare soldi nel cesso, pagando le locazioni.
Ma per fortuna queste amministrazioni provinciali monocolore hanno impedito la devastazione del territorio con un attento controllo sulla cementificazione e la messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico, oltreché con la particolare cura delle arterie stradali provinciali. Oppure non basta nemmeno l'ironia, per evitare di ricordarvi ancora storie di morti e di sfollati, di attività commerciali e industriali costrette a chiudere, di aree agricole abbandonate, di cemento e di rabbia. Ma purtroppo anche di connivenza: di tutti noi.

Ad ogni modo, fino al mio ingresso sulla scena e alla partecipazione alla battaglia del liceo di Patti, soldi di provenienza provinciale ne sono stati spesi parecchi su svariati fronti: male evidentemente, se non si è stati in grado di rispondere ai pochi compiti che l'Ente detiene. Dopo di ché, il martellante problema del reperimento del denaro, è stato al centro di ogni discussione ed è diventato una cosa che sta nei fatti, quasi normale. E invece, cari amici lettori, non è normale.
Io faccio questa semplicissima lettura: o il centro-destra provinciale non crede e non ha creduto nell'importanza dell'istruzione pubblica (come il governo nazionale fa per scelta) oppure siamo di fronte a gravissima (sottolineo gravissima) incapacità amministrativa, oppure ancora si è preferito perpetuare un sistema di micro e macro assistenzialismo e clientelismo che ha fatto contenti tanti elettori, in tante situazioni. E chi se ne frega: a scuola ci vanno quelli che sono allo scuro di come funzionano le cose e che hanno scarsa influenza sociale, ai quali non si può comprare il voto in qualità di studenti. Lo si comprerà domani in qualità di disoccupati.
Ma io sono convinto che la verità comprenda tutte e tre le ipotesi: per continuare a spartirsi posti di potere e a perpetuare il loro controllo sulla popolazione si adopera il sistema clientelare distribuendo risorse economiche nel breve periodo ad alcuni soggetti o enti; questo consente di non esser giudicati in base ad un criterio di meritocrazia e quindi è facile essere rieletti anche se si è incompetenti; in fine, per questo motivo, non c'è bisogno che tutta la gente sia istruita e che le scuole siano pensate come una cosa seria. Tanto comandano i Baroni. E comanderanno anche su di noi: giovani oggi, arruolati nel sistema domani.
Tutto questo discorso è utile, a mio modesto avviso, a comprendere quale siano considerate oggi le cose davvero importanti per chi ci governa, ed in generale, per la maggioranza dei cittadini. E cioè: la detenzione del potere, l'accumulo del capitale, la sicurezza illusoria nel curare solo il proprio giardino a scapito di chi non ha la fortuna di avere santi in Paradiso, l'uovo oggi e mai la gallina domani.
Vedete, per me è impossibile fare qualsiasi discorso apoliticamente, senza ideologia. Le micro-vertenze sono figlie, come reazioni fisiche di corpi che continuamente si scontrano, delle grandi vertenze.
Oggi le grandi vertenze sono la legalità, il lavoro, l'economia sociale (cioè di tutti) e l'ambiente. Io non riesco ad immaginare ogni altro discorso, seppur piccolo, contingente o limitato ad azioni di minor respiro, slegato da queste grandi tematiche. E infatti nulla è slegato, per me.
Quello che abbiamo di fronte da sempre, e quello che abbiamo di fronte oggi guardando alla classe politica, è un disegno conservatore, capitalista (e smettetela di sbuffare davanti a questa parola, che vi sta mangiando la vita), criminale, mafioso e baronale. Questa è la verità. Solo questa.
E' un disegno di turbo-capitalismo (precarietà per molti; illegalità, egoismo, prepotenza e astuzie finanziarie poco trasparenti per pochi) perché moltissimi hanno il sogno fasullo della ricchezza economica e nessuno quello della ricchezza morale. E' un disegno di turbo-mafia perché la mafia non è esterna alla politica, ma la politica è diventata la mafia vera con la nostra complicità.
E poi la politica è divenuta il regno del potere: il potere come vera ricchezza. E' forse questo il punto principale.
Per portare avanti questo disegno, potete ben capire, che non servono buoni amministratori: serve solo gente senza scrupoli, che fa leva sulle vostre paure, sulle vostre ansie primordiali e sulla vostra vulnerabilità. Sul lavoro come sulle altre condizioni sociali precarie.
Ecco perché gli amministratori che abbiamo, e che oggi accusate di inadempienza perché vi si palesato di fronte un problema che "trascende" la vostra quotidianità (e, per altro, li accusavate anche ieri, accorgendovi sempre, per qualche giorno, degli stessi problemi di oggi) li avete rivotati e forse li rivoterete ancora.

Per il liceo scientifico di Patti dunque, al di là del nuovo bando (l'ennesimo) che ci hanno promesso, e del fatto che forse stavolta qualcosa si riuscirà a fare davvero (speriamo), resta un'unica verità: la scuola pubblica non è stata e non è ancora una priorità. E per chi ha fatto parte e fa parte del centro-destra - e che a volte rimescola le carte per non fare comprendere il peso della propria corresponsabilità e della propria colpevolezza morale o fattiva, con cambiamenti di casacche, di bandiere, di toni, o con innovazioni ideologiche (ultimante va di moda il sicilianismo e l'autonomismo) - non può, per quanto mi riguarda, fare oggi opposizione a quello che ha rappresentato per anni. Non può tirarsi fuori dal sistema che egli stesso ha contribuito a costruire e a tenere in piedi, approfittandone, di certo, in più occasioni. Non può usare toni comiziali - o toni buonisti e deideologizzati contro i toni comiziali di altri - per attribuire la responsabilità sempre ad altre persone. Il problema qui, prima che essere rappresentato dalle persone nella loro individualità e umanità, sono i sistemi politici! E pure tu, caro Cerreti, ne fai parte. E pure tu, anche se da quella opposizione di comodo e anche se dici delle cose molto giuste, caro Luigi Gullo, ne fai parte. E pure tutti gli altri.
E voi adulti, genitori, come fate a lamentarvi oggi? Di cosa vi lamentate?
Insomma c'è qualcuno che è confuso: politici che si dimenticano perché appartengono ad un partito; genitori che non sapevano di aver votato qualcuno che in realtà non la pensa come loro. Gli studenti sono spaesati. E io sono per strada, a domandarmi quand'è successo tutto ciò. E perché.
Ma sono scene già viste dai mie occhi. Ad esempio, come sull'Ato rifiuti e l'Ato idrico al Comune di Patti: l'opposizione di centrodestra contesta il Sindaco per aver accettato il regime della Tia (tariffa di Igiene Ambientale) illegittima ...e approvata con tutte il resto delle porcherie e delle spartizioni dai politici del proprio partito a livello provinciale; oppure sentir pronunciare al consigliere Aquino (Pdl) le parole "sono rammaricato per la proposta di privatizzare l'acqua fatta dal mio partito a livello nazionale". Ma a tutto c'è un perché, cristo santo! Forse solo loro non lo sanno.

Bene cari amici. Alla fine di questa storia i genitori non avranno mai protestato davvero e smetteranno di sostenere la protesta dei figli; i figli per la gioia dei genitori non occuperanno più un bel nulla e penseranno solo a studiare, che è una cosa seria; i politici continueranno a perpetuare il loro potere sui genitori, inclini a svegliarsi dal loro letargo morale solo a tratti. E qualcuno solo perché tra qualche mese si vota.
Ma che volete, la storia di questa gente è stata, prima di questo intralcio, una storia di fatti sociali e di gran travaglio: una madre, forse, un giorno, decise di costruire una veranda abusiva sulla propria terrazza per assecondare la sua voglia di casa, di cose, di spazio per accumulo e eleganza; uno di quegli uomini era innamorato dall'idea di una casa sull'argine del fiume o forse non sapeva che avrebbe costruito la sua casa su un argine di fiume; uno degli altri la voleva sul mare, la casa; uno in un cucuzzolo di montagna dove costruivano solo magazzini agricoli, chissà poi perché; un ragazzino si era truccato lo scooter; un adolescente non aveva pagato il biglietto del treno; un altro aveva preso esempio da papà e si era fatto levare una multa per divieto di sosta o parcheggio non pagato; uno studente continuava a copiare la versione di latino perché la scuola e la vita gli avevano insegnato che bisogna essere furbi e non curiosi e onesti; un papà imprenditore aveva scaricato i suoi grandi rifiuti nell'alveo di un piccolo fiume. E intanto un rumeno rubava la pensione della vecchietta: perché glielo avevano insegnato gli italiani come si fa e che si può fare, in Italia. E perché come gli altri italiani che rubano, essi sono fuori dalla società: espulsi dal capitalismo e dalle sue contraddizioni. E forse salvi.
Un sistema universale di mafiosi: il sistema NOI.
E fanculo dignità del lavoro, fanculo libertà, fanculo morale cattolica, fanculo sviluppo sostenibile, fanculo progresso, fanculo tutto.
Fanculo pure alle tragedie annunciate e ai morti; all'eolico, che da fonte di energia rinnovabile diventa fonte rinnovata di corruzione; alla raccolta differenziata o alla riduzione del peso dei rifiuti che muore nelle discariche ancora rinnovate; fanculo ai ricercatori e ai precari; agli studenti universitari senza raccomandazione che faranno i camerieri; fanculo a tutti i disoccupati; fanculo ai giovani; fanculo agli anziani.

Oppure no.


Io non venderò mai il mio voto. E non venderò mai la mia dignità di uomo.


Sebastian Recupero

venerdì 15 ottobre 2010

Patti: nasce il Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà

Pubblichiamo la versione integrale del comunicato stampa:
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E’ nato, ufficialmente il 3 ottobre scorso a Patti, il Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà intitolato a Pier Paolo Pasolini. Il movimento politico che da più di un anno e mezzo opera su tutto il territorio nazionale, e di cui è portavoce il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, si da ora la forma del partito: il 22, 23 e 24 ottobre a Firenze, infatti, si terrà il Congresso fondativo al quale prenderà parte anche un rappresentate del Circolo Nebrodi.
Il referente del circolo, almeno per il primo periodo, sarà Sebastian Recupero; mentre al Coordinamento provinciale – durante il Congresso tenutosi a Messina l’8 ottobre - sono stati eletti Donata Ingrillì (già sindaco di Mirto), Sara Marino Merlo, Emanuele Marchese, Francesco Mastrolembo.
Il Circolo dei Nebrodi nasce come laboratorio politico permanente per radicare sul territorio la linea programmatica del partito e declinarla, in particolar modo, su quelle che sono le sfaccettature e le tematiche locali, senza per questo rinunciare ad affrontare e interpretare temi di più largo respiro.
Le ragioni della nostra scelta e il coinvolgimento nel nostro circolo di un’ampia maggioranza di giovani e giovanissimi (circa l’80 % degli iscritti, al 25 settembre, sono sotto i 30 anni), sono da ricercare nella necessità di un cambiamento reale della politica e nel fallimento del sistema partitico-clientelare attuale. Anche l’allontanamento dalle ideologie del Novecento, che, invece di gettare le basi per un nuovo discorso di riforma del quadro sociale e di riorientamento delle abitudini del cittadino globale ha lasciato spazio alle dannose anime populiste da una parte, e neoliberiste dall’altra, ci impone oggi di ricercare con forza la strada della sinistra, dell’ecologia e della libertà partendo da chi ancora possiede dei sentimenti buoni e delle “energie pulite”.
Ci ispira la necessità di porre un argine al disfacimento del senso democratico, alla privazione della dignità d’ogni cittadino, legata al voto di scambio, diretto e indiretto, e alla ricerca del consenso di una casta di politici che non hanno come obiettivo la trasformazione della realtà sociale – che ammetta anche la loro scomparsa – ma semplicemente il mantenimento dello stato attuale delle cose. In questo senso leggiamo negativamente la nascita di nuovi partiti che hanno una confusa vocazione identitaria a difesa delle ragioni della Sicilia, oppure il moderatismo di movimenti che si staccano da partiti già esistenti e che sono unicamente tesi alla difesa di posti di potere: pensiamo alle varie costole staccatosi da già ambiguo MPA, come il nuovo movimento di Cateno De Luca, oppure il Pid (Popolari per l’Italia di Domani) del condannato per favoreggiamento semplice ad esponenti della criminalità organizzata, Salvatore Cuffaro, e di Calogero Mannino. Essi rappresentano chiaramente ciò che noi non vogliamo essere: lottizzatori della democrazia, perpetuatori di una politica vecchia e dannosa.
La Sicilia, e la Provincia di Messina, rappresentano l’emblema di quanto la democrazia sia stata abbattuta dal linguaggio e dalla metodologia baronale: fenomeni come l’assistenzialismo e, peggio, come il clientelismo, hanno impedito il progresso di un’intera civiltà, tenendoci ancorati ad uno status quo che ha permesso il controllo più marcato del territorio da parte degli uomini di potere. E ogni qualvolta che si è provato a fare qualcosa di innovativo che indirizzasse il nostro sviluppo sociale verso direzioni nuove - come il caso degli impianti eolici in Sicilia, e in particolar modo sui Nebrodi - quel sistema corrotto e scollato dalla logica della democrazia come unico strumento che ci possiamo dare per fare davvero il bene di tutti, ha, ancora una volta, permesso un misero fallimento. Un fallimento della politica e della società che permette tutto ciò.
La nostra attenzione sarà rivolta verso tutti gli ambiti dell'organizzazione sociale, attraverso il perseguimento di nuovi modelli di sviluppo in senso sostenibile, ponendo al centro, in maniera assoluta, il diritto al lavoro e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, messa a repentaglio dal sistema economico e finanziario globale, dalla precarietà, e da certe politiche di prepotenza.
Nei prossimi mesi il nostro Circolo proporrà dibattiti pubblici con modalità di partecipazione innovative, che richiederanno un contributo serio a tutti i cittadini, su tutto il territorio dei Nebrodi. Nel frattempo auspichiamo una libera adesione a SEL da parte di moltissimi altri giovani e meno giovani che vogliono contribuire davvero, nel quadro dell’abolizione della vecchia politica e dei vecchi metodi.

Sinistra Ecologia e Libertà - Circolo dei Nebrodi "Pier Paolo Pasolini"


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da Redazione

venerdì 24 settembre 2010

Cine Teatro comunale: associazioni fiduciose dopo l'incontro tra le parti

E' un generale clima di fiducia, accompagnato da una composta soddisfazione, quello che si è potuto percepire oggi all'uscita del Palazzo comunale, dopo l'incontro tra le associazioni, il regista Massimo Piparo e l'amministrazione comunale di Patti.
La lunga e partecipata discussione, con un Piparo interessato e sincero, ha avuto come esito primario quello di far assorbire all'amministrazione comunale l'idea di una svolta qualitativa nella gestione del teatro e delle arti nel nostro comune. Idea che sfocerà, ormai certamente, nell'impegno della Giunta comunale di organizzare - tramite una consulta delle arti e la consulenza (non più direzione artistica) di un esperto come Massimo Romeo Piparo, una stagione teatrale non affidata ai privati ( di responsabilità collettiva, se così si può dire) che unisca i prodotti delle compagnie pattesi ad alcuni spettacoli di risonanza maggiore, che le associazioni vogliono fissare in un numero minimo di 3. Per fare questo è necessario un impegno di spesa del Comune e la partecipazione attiva delle associazioni nella gestione dello "sbigliettamento" e degli abbonamenti relativi a tutti gli spettacoli offerti. Con molta approssimazione, il Comune dovrebbe impegnare (per poi recuperare in parte o del tutto) una somma minima di 20mila euro per l'acquisto degli spettacoli e le spese necessarie. Su questo pare si possa trovare un'intesa tra le parti. E ci si sta lavorando.

Un altro canale della discussione, solo in parte staccato da quanto detto fin ora, è quello del bando di affidamento del Cine Teatro e di tutto ciò che concerne la gestione della struttura pubblica di via Trieste.
Nel bando dovranno essere assorbiti - secondo gli auspici delle associazioni - le indicazioni presentate in seno alla nota proposta e cioè il cosiddetto "tariffario" (per l'utilizzo da parte dei cittadini della struttura in questione), la compilazione di un inventario pubblico della strumentazione e degli arredi, e l'aumento delle giornate concesse a titolo gratuito e con patrocinio.
Ancora da definire invece sono due questioni fondamentali. Innanzitutto scegliere se affidare ai privati solo la stagione cinematografica o se, lasciare loro la possibilità, nell'ambito delle nuove condizioni previste dal bando, di poter realizzare altri eventi, anche teatrali.
In secondo luogo decidere se sia il caso di mettere mano al portafogli per una ristrutturazione del Cine Teatro prima dell'avvio delle nuove attività.
La prima questione è molto più complessa di quanto non appaia: probabilmente si dovrà scegliere se oggetto dell'affidamento a privati, quindi del bando, è la struttura o la stagione cinematografica. Le due cose hanno connotati radicalmente differenti: nel primo caso, seppur con tutti i vincoli che verranno previsti, la struttura è legalmente affidata ad un terzo e quindi alcune competenze dovranno esser regolate con moltissima attenzione onde evitare interpretazioni non univoche e problemi legali; nel secondo caso, invece, è il Comune che resta gestore della propria struttura e che discerne il momento cinematografico da quello teatrale affidandoli rispettivamente ad un privato con determinati requisiti e a una consulta delle arti, cioè a un organo di cui si dota l'amministrazione comunale. Durante la riunione di stamane, di tutto ciò non si è discusso; mentre è stato argomento di dibattito la questione della manutenzione straordinaria del Cine teatro: il Sindaco, Pippo Venuto, ha fatto intendere che l'amministrazione sarebbe orientata a impegnarsi nei lavori di risistemazione dello stabile solo ad affidamento completato, facendo intravedere, anche in questa occasione, l'intenzione di trovare un vero e proprio gestore della struttura. Con esso, successivamente, accordarsi per la manutenzione.
Tutti questi argomenti saranno oggetto dei prossimi incontri: l'amministrazione, gli assessori e i responsabili di settore si sono impegnati a coinvolgere le associazioni, già dalla prossima settimana, nella fase di preparazione del bando di gara.

Ma si ricordino una cosa: non è solo una questione formale o amministrativa, ci sono in ballo scelte ideologiche ben precise.


Sebastian Recupero

Cine Teatro comunale: le associazioni incontrano l'Amministrazione comunale e Massimo Piparo

Si terrà stamattina a Palazzo delle Aquile, alle ore 11.00, il tanto atteso incontro tra le associazioni riunitesi nel cosiddetto Forum, i rappresentanti dell'Amministrazione comunale e il direttore artistico di "Arte a Tindari" , Massimo Piparo.
Da mesi, oramai, alcune associazioni di promozione sociale e le compagnie teatrali pattesi stanno lavorando a una proposta per la nuova gestione del Cine teatro comunale di Patti, dopo le polemiche, anche aspre, che sono nate la scorsa primavera. Questa proposta, secondo i promotori, è tesa a cancellare definitivamente le incertezze, le possibili approssimazioni e, non da meno, i possibili abusi relativi all'utilizzo della struttura pubblica in oggetto (con l'introduzione del "tariffario" e di una nuova distribuzione delle concessioni d'uso) ma soprattutto ha il fine di introdurre una vera e propria novità: la gestione pubblica della stagione teatrale.
L'idea ultima è quella di eliminare dal bando di gestione (a privati), la parte relativa alle attività teatrali e/o artistiche e/o ricreative o culturali d'ogni genere, concedendo al nuovo gestore solo competenze cinematografiche. Il fine di questa operazione, vero spirito della proposta intera, è quello di ridare a Patti una stagione teatrale di buon livello, grazie al coinvolgimento di un direttore artistico nominato dall'amministrazione comunale e di una " consulta delle arti" composta dai rappresentanti delle compagnie teatrali pattesi.
Sembrano ancora da risolvere alcuni dubbi, ma sia le associazioni che l'amministrazione che il Consiglio comunale si dicono fiduciosi e convinti della bontà di questa proposta.


Sebastian Recupero