lunedì 28 novembre 2011

Lettera ad un "siciliano indignato"

Ciao "siciliano indignato". Chi ti scrive è siciliano come te, ha sempre respirato quella stessa aria, ha sognato guardando quello stesso mare, ha spesso parlato in quello stesso dialetto che, se pur con tutte le miriadi di sfumature che cogli anche a distanza di pochi km, ognuno di noi identifica come "il siciliano".

Anche io mi sono incazzato come una bestia quando i media nazionali se ne sono altamente fregati di quello che succedeva a Barcellona, a Milazzo, a Saponara...e mi sono incazzato quando ho dovuto aspettare 2 giorni prima che un servizio telefonico di raccolta fondi fosse attivato. La mia terra è stata trattata, come al solito mi verrebbe da dire, come un'appendice fastidiosa e scomoda di una nazione che si identifica solo nelle sue aree più "in vista".

Caro "siciliano indignato", hai tutto il diritto di esserlo. Soltanto, non farti prendere dalla foga di questo momento, dalla rabbia per il trattamento impari riservatoci, oggi come ieri. Capisco che adesso è molto facile gridare "Secessione!" oppure "Polentoni di merda!" e tanta altra roba simile. Però siamo sicuri che la causa delle nostre disgrazie è solo dei "polentoni"? Facciamoci un bell'esame di coscienza, tutti insieme.

In momenti come questo il nostro moto d'orgoglio ci porta a urlare in faccia al mondo tutto il buono di essere siciliani, cercando di dare a noi stessi l'immagine di un popolo di eroi che, colpo su colpo, tiene botta a tutti i nemici che perennemente lo insidiano da oltre il mare. Ma siamo davvero questi eroi? Gridiamo alla "Sicilia Libera", ma libera da che? Chi è questo nemico mortale? Forse non bisogna andare troppo lontano per scovare questo nemico. O almeno, parte di esso.


Basta ripercorrere a ritroso tutte le nostre azioni fino a oggi, come collettività ma anche (e soprattutto) come singoli individui. Come siciliani. Si "siciliano indignato", siamo noi a determinare noi stessi.

Ce la prendiamo con i parlamentari eletti nelle nostre circoscrizioni che poi a Roma non ci rappresentano. Chi li ha votati?

Abbiamo un governo regionale di cui la maggior parte di noi ne dice peste e corna (giustamente o meno è un'altro discorso). Chi lo ha eletto?

Abbiamo una lobby politica che, in maniera totalmente bipartisan, si divide province e comuni della nostra terra come se giocassero a Risiko. Chi li tiene vivi e potenti?

E adesso la parte più forte, anche se direttamente collegata alle precedenti. Abbiamo un'elite mafiosa e intrallazzista che affossa quanto di buono questa terra possa provare ad esprimere. Chi, direttamente o indirettamente, la asseconda e quindi di fatto la leggittima?

Prova, anche per gioco, a rispondere a queste domande "siciliano indignato". Così, tanto per farlo.


Io sono siciliano, tengo a ripeterlo, ed amo profondamente la mia terra. Quindi cerco di essere totalmente scevro da qualsiasi forma di pregiudizio su di essa, basandomi soltanto su quello che ho imparato a capire osservando la realtà nella quale ho vissuto fino ad adesso. Non voglio denigrare la Sicilia ne tantomeno elogiare il Nord, me ne guardo bene. Voglio solo provare ad essere onesto, con me e con i miei conterranei. Mi fa incazzare chi dice che la maggior parte dei siciliani è mafiosa, ma mi fa incazzare allo stesso modo chi dice che la maggior parte dei siciliani combatte quotidianamente la mafia. E' una balla sia nel primo che nel secondo caso. Quindi indignati siciliano, ma indignati tutti i giorni. Indignati contro chi ti chiede il voto in cambio della promessa di un lavoro, indignati contro chi ti sfrutta e pure pretende di essere ringraziato perché "ti da da campare". Indignati contro chi si mangia i soldi pubblici. Indignati contro quella parte di te stesso che legittima tutto questo.


Un'ultima cosa: non far si che questa attuale "indignazione a tempo determinato" degeneri nella ricerca spasmodica del bersaglio da attaccare, perché magari nella foga del momento il bersaglio scelto è quello sbagliato.


Giuseppe Calabrò, Siciliano.

giovedì 10 novembre 2011

Eravamo un paese di volontari e siamo diventati un paese di esperti

E' appena passato poco più di un trimestre dall'insediamento del nuovo Sindaco, ma già abbiamo vissuto due distinte fasi.
La prima fase fu quella dei volontari che zelantemente, folgorati da un'improvviso (quanto passeggero) senso di cittadinanza, si sono prodigati pulendo, spazzando, potando e tagliando per ridare lustro alla riamata città. Passato però il provvisorio senso di volontariato si sono deposte la stragrande maggioranza di scope e rastrelli.
Oggi, passata la "fase volontari", assistiamo a quella di "esperti". E' notizia di questi giorni la nomina di altri diciassette nuovi collaboratori (soggetti esperti), a cui si aggiungono gli altri nominati precedentemente per un totale di una ventina di persone, che adesso compongono lo staff del sindaco!
Passando la lista dei nomi ci si accorge che la gran parte degli esperti, tutti a titolo gratuito, sono persone che in prima o in seconda battuta hanno sostenuto l'elezione dell'attuale sindaco.
Più del sessanta percento di questi erano candidati consiglieri che sono stati più o meno sonoramente bocciati dal voto dei cittadini!
Sorvolando sulle questioni poco etiche di questa o quella nomina e tralasciando l'opportunità di far svolgere funzioni di indirizzo e di programmazione a persone bocciate dal giudizio dei cittadini, mi chiedo se basta essere un'amante dello sport per fare l'esperto alle politiche sportive, se basta aver fatto per molti anni il professore per essere esperti in politiche scolastiche, se basta avere voglia di turismo per essere esperti di promozione turistica, se basta essere giovani e intraprendenti per essere esperti di politiche giovanili, se basta essere iscritti ad un corso di economia per essere esperti di politiche di bilancio, se basta vivere e magari amare il centro storico per essere esperti per il centro storico, se basta essere un uomo colto per essere esperti alle politiche culturali, se basta avere una spiccata creatività per essere esperti di grandi eventi, se basta scrivere libri di storia e archeologia per essere esperti di aree archeologiche e musei e se basta amare gli animali per essere degli esperti di politiche per gli animali.
Ci tengo a precisare che il mio non vuole assolutamente essere un attacco personale verso nessuno dei nominati esperti, tra l'altro alcuni li conosco personalmente e ne ho stima, ma mi pare doveroso che la cittadinanza conosca quali criteri meritocratici hanno portato alla loro nomina!
L'unico merito che ad oggi appare evidente, per la maggior parte dei nominati, è solo quello di essere stati dalla parte giusta in campagna elettorale!


Scritto da: Carmelo Ceraolo

venerdì 2 settembre 2011

Occupazione del liceo scientifico: il comunicato.

COMUNICATO STAMPA:

Gli studenti del Liceo Scientifico di Patti hanno deciso di occupare il "cortile" del plesso di Contrada Rasola.
La protesta ha inizio ben due settimane prima dell'avvio del nuovo anno scolastico, in quanto gli impegni assunti dell'amministrazione provinciale, disattesi per l'ennesima volta, spingono il movimento studentesco a cominciare la protesta nella data simbolica del 1 settembre: ben lontani dall'inizio delle lezioni e dalle futili polemiche.
Quarant'anni di proteste non sono stati sufficienti per ottenere una nuova struttura per il Liceo Scientifico. Le attuali sedi di Contrada Rasola e Piazza Gramsci non rispettano le basilari norme di sicurezza e di igene e non sono dunque idonee ad essere delle strutture scolastiche.
Gli studenti avevano già occupato entrambe le sedi nel mese di ottobre, ottendendo così un incontro con il Presidente della Provincia Nanni Ricevuto.
A seguito di questo incontro e di successivi contatti, si era arrivati alla pianificazione di un bando di gara al quale due privati avevano presentato le loro proposte, dichiarate poi non idonee dall'amministrazione provinciale.
Dopo mesi di continue pressioni da parte degli studenti si era giunti a una soluzione accordata con l'ex sindaco Venuto: spostare il Liceo Scientifico presso i locali dell'ex USL di Case nuove Russo.
Questo accordo non è stato mantenuto e la soluzione dataci per certa si è rivelata tecnicamente impraticabile.
Nel quadro di un sistema politico che non è mai stato attento alla cultura e all'istruzione e che piuttosto ha perpetuato sprechi, inefficienze e forse altri interessi, i ragazzi intendono adesso mostrare con forza il loro disappunto.

sabato 23 aprile 2011

12 E 13 GIUGNO. SI VA A VOTARE.

Mentre il governo ridisegna la portata politica del Referendum di giugno rendendo inutile il quesito referendario sul nucleare (passo indietro sulla costruzioni delle centrali), e mentre cerca altre vie per contenere la possibilità del quorum anche per i quesiti relativi all'acqua pubblica e al legittimo impedimento, su tutto il territorio nazionale continua la campagna di sensibilizzazione per la promozione dei referendum. La campagna elettorale vera e propria non è ancora iniziata ma già da mesi (e con più forza in questi ultimi 2) su internet e tra le associazioni interessate è cominciata la mobilitazione. Su Facebook, addirittura, sono più di 400 soltanto i gruppi e le pagine in difesa della gestione pubblica del servizio idrico. 
Anche a Patti si lavora per la promozione dei due quesiti referendari sull'acqua e per quello sul legittimo impedimento. A tal proposito si è recentemente costituito un comitato di cui pubblichiamo con ritardo il comunicato stampa.
Tifiamo anche noi ACQUA PUBBLICA.

Redazione
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Comunicato Stampa:

Nei giorni scorsi a Patti, promosso dal gruppo locale di Legambiente Nebrodi, si è tenuto un incontro tra associazioni, amministratori, cittadini con la finalità di promuovere sul territorio una campagna informativa sui referendum del 12/13 giugno contro la privatizzazione e la mercificazione dell’Acqua.
A tal scopo è stato costituito un Comitato territoriale provvisorio di cui fanno parte Patti, San Piero Patti e Librizzi, a cui potranno aderire tutti i soggetti pubblici e privati sensibili al tema .
Durante l’incontro, in cui era presente Egidio Maio del forum regionale Acqua bene comune, si è discusso sulle modalità organizzative e si è decisa la nomina di tre referenti per i comuni sopra indicati.

Il comitato ha natura unitaria e trasversale ed è, al momento, composto da:
Amministrazione e Consiglio comunale di Librizzi
Arci Peppino Impastato - San Piero Patti
Associazione Nove Maggio - Patti
Associazione Consumatori Siciliani - Patti
Associazione Italiana Sclerosi Multipla - Patti
CGIL -Patti
Legambiente Nebrodi gruppo di Patti
Movimento politico Corto circuito – Patti

Hanno aderito inoltre Pd e Sel Nebrodi.

Il comitato sosterrà anche la campagna referendaria per il SI’ contro le centrali nucleari.

giovedì 14 aprile 2011

Consulta giovanile, il contributo di tre Organizzazioni al regolamento

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell'Associazione NoveMaggio, del Movimento "Cortocircuito" e del Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà in merito alla recente approvazione, in seno al Consiglio Comunale di Patti, del Regolamento della Consulta giovanile che ne dovrebbe sancire la tanto attesa istituzione. I tre soggetti sopracitati hanno fatto pervenire al Presidente del Consiglio, Prof. Pietro Scardino, e a tutti i consiglieri, un documento recante alcuni suggerimenti ed emendamenti alla bozza di regolamento approvata nella commissione consiliare e calendarizzata nella seduta del 12 aprile 2011 del civico consesso proprio per l'approvazione. Ecco il comunicato:

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Con una richiesta fatta pervenire al Consiglio Comunale riunitosi in data 12 aprile, il movimento politico “Cortocircuito”, l’associazione “NoveMaggio” e il Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà, che da molto tempo seguono la vicenda e sollecitano l'Amministrazione Comunale, hanno suggerito alcune modifiche in merito al Regolamento della Consulta Giovanile Comunale.

È stato innanzitutto proposto di estendere la fascia di età degli aventi diritto a far parte della Consulta. Ritenuta eccessivamente ridotta la fascia compresa tra i 14 e i 22 anni, indicata nel Regolamento, la proposta di modifica ha previsto la sua estensione a 15-30 anni al fine di permettere, oltre che agli studenti delle scuole medie superiori, anche ai molti giovani pattesi impegnati in soggetti associativi e attività politiche e sociali, che proprio nella fascia di età compresa tra i 22 e i 30 anni rientrano, di poter prendere parte ai lavori della Consulta Giovanile.

La richiesta di modifica, inoltre, ha proposto l’ampliamento del Regolamento attraverso l’inserimento di un articolo sulle incompatibilità e di uno che prevedesse impegni specifici dell’Amministrazione Comunale nei confronti della Consulta. In merito al primo, la disciplina proposta ha suggerito l’incompatibilità tra le cariche elettive della Consulta e i ruoli di dirigenza e rappresentanza politica, nonché l’impossibilità di far parte dell’organo per coloro i quali ricoprissero il ruolo di Consigliere Comunale o di rappresentanza politica a qualunque titolo. Per quanto concerne gli impegni dell’Amministrazione, la proposta di modifica ha inteso semplicemente enunciare un brevissimo elenco di attività di supporto alle attività della Consulta e di ricezione non vinolante delle sue proposte in tema di politiche giovanili.

Il Consiglio Comunale, con voto unanime, ha approvato la proposta di modifica del Regolamento con alcuni correttivi. In primo luogo, la proposta di ampliamento della fascia di età è stata solo in parte recepita ed è stata compresa tra i 14 e i 28 anni. Inoltre, l’articolo sulle incompatibilità è stato approvato escludendo la previsione che il ruolo di Consigliere Comunale ed ulteriori cariche di rappresentanza politica fossero incompatibili con quella di membro dell’Assemblea della Consulta.

Preso atto della disponibilità del Consiglio e dell’Amministrazione Comunale ad accogliere la proposta di modifica del Regolamento e valutata positivamente codesta apertura, consideriamo non pienamente soddisfacente l’estensione della fascia di età a 28 anni e non ci è chiaro quali ragioni abbiano spinto il Consiglio ad operare una modifica al ribasso della nostra proposta. Tuttavia, riteniamo che la scelta del Consiglio costituisca un passo in avanti rispetto alla previsione inizialmente indicata nel Regolamento.

Con riferimento alla previsione delle incompatibilità, infine, riteniamo che la mancata recezione del comma che prevede l’inconciliabilità delle cariche di Consigliere Comunale o di ulteriore rappresentanza politica con il ruolo di membro dell’Assemblea della Consulta costituisca un grave rischio per l’indipendenza, la trasparenza e l’efficienza che devono necessariamente contraddistinguere il ruolo e l’operato della Consulta Giovanile. 

Movimento "Cortocircuito"
Associazione "NoveMaggio"
Sinistra Ecologia e Libertà - Circolo dei Nebrodi


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La Redazione

venerdì 8 aprile 2011

Voglio diventare "il figlioccio" della verità

I temi della convivenza civile e dell'organizzazione sociale sono stati e sono lungamente dibattuti da politologi, sociologi, filosofi, storici e opinionisti di mestiere o occasionali. Mi par chiaro che sia stato e sia impossibile affermare una verità univoca, un comportamento giusto tout court. Partendo da questa semplice affermazione dovrò, ahimè, opporvi un senso del bene e del giusto che sta nel tempo in cui si trova e che incomincia nel momento in cui una rottura storica, una guerra, una crisi civile ed economica ha determinato un inizio nuovo. La nostra storia nuova ERA la democrazia liberale con suffragio universale. La nostra storia nuova si è qualifica come unica e vera Democrazia. Dal 1948 l'Italia è una repubblica democratica, purtroppo fondata sul lavoro, che tutela la libertà individuale e collettiva. Bene: guardatela oggi questa legge dell'uomo, troppe volte inchiodata ad un legno [paragrafando De André]. Cioè messa in croce dagli stessi uomini che vanno, teoricamente, a difenderla e a darvi modo di esprimersi; e in genere messa in croce dall'uomo.
La nostra storia nuova, quindi, rischia di essere già finita. 

Come doveva funzionare? Questa democrazia e la libertà di cui doveva esser portatrice prometteva il riscatto dal bisogno e la possibilità per ogni uomo, anche per i meno abbienti, di poter essere uguale a tutti gli altri, almeno potenzialmente; di avere tutti, cioè, la possibilità di migliorare la propria condizione sociale e di "scalare" la gerarchia sociale. Senza qui dilungarmi su questa teoria, dirò semplicemente che la ritengo da tempo anti-egualitaria e, nell'ammissione e reiterazione delle classi sociali, concausa del mantenimento dei monopoli della potenza economia e sociale delle élites o delle classi più abbienti. E abiette.

Ma, dicevo, doveva garantire che gli uomini determinassero la propria vita in libertà. Addirittura, con una conclamata partecipazione di tutti (suffragio universale), gli uomini, nel nostro caso gli italiani, potevano partecipare alla gestione della cosa pubblica delegando al parlamento e al governo il potere. Questi parlamentari e ministri, rappresentanti e portatori delle idee e delle necessità del popolo, avrebbero lavorato per l'interesse di tutti e secondo la ideologia (ovvero il modello sistemico o meno di organizzazione sociale)  che rappresentavano. 

Ho raccontato davvero semplicisticamente questa storiella, e certo non sono io a poter fare lezioni di scienza politica, filosofia o diritto. Semplice dunque, ma corretta. 

Ecco, mi pare che la democrazia e libertà muoiano ogni santo giorno nella guerra di tutti contro tutti dettata dalla sopravvivenza economica e dal ripudio degli stessi istituti che l'uomo intende chiamare a sé solo in occasione di un qualche problema che lo turba, salvo reiterarne le possibilità di essere inefficienti e ingannevoli... sempre a proprio uso e consumo. 

Di certo la democrazia - esclusa quella notissima Cristiana - dalle nostre parti non ha mai nemmeno provato ad esistere. Cioè nessuno gli ha dato vita. Dov'è?

Per le elezioni comunali, nelle quali si invoca da più parti la trasversalità politica (intendendo non si sa poi quale operazione, la trasversalità tra che cosa) si dice, a parziale giustificazione della voglia di non cambiare le cose,  che in questo tipo di competizione tutto è diverso, che intanto bisogna cambiare la compagine amministrativa e partire verso il cambiamento. O meglio, verso la novità. Ma, a mio modesto avviso, anche in occasione delle altre competizioni elettorali, andando avanti così prenderà piede (del tutto) questa idea. Così persino le distinzioni ideali si esauriranno e si lascerà spazio unicamente all'orgia caotica della spartizione del potere che ha a che fare con tutto, meno che con la politica.

Ad ogni modo, siccome ho cominciato a scrivere senza un vero e proprio obiettivo, andrò a caso. 

Sono sempre stato combattuto dallo scontro tra due differenti opzioni: agire o non agire. In seno alla politica istituzionale, s'intende. Non sono riuscito a vincere questa mia difficoltà decisionale per vari motivi.

In primis non credo nella democrazia come ce l'hanno insegnata a scuola, non credo nella democrazia liberale. Credo in altre forme di democrazia, anche meno comprensibili di quella odierna. Ho una visione anarchica, socialista, libertaria. Indecifrabile. Non reggo molto i partiti, nemmeno quelli di cui ho fatto o faccio parte. Non reggo la meccanica della società fondata sul lavoro e sul consumo e non amo la burocrazia, la polizia. Ma questo posso anche metterlo da parte, perché, come detto in apertura, ogni cosa è giusta nel suo tempo. E oggi dovrebbe esser giusto così. Certo però che non posso dimenticare di avere altre fedi o di non averne nessuna, posso solo cercare di recepire il meglio, il significato migliore, di questo modello sociale. E quindi mi sono detto spesso "se la vita è adesso, allora bisogna agire" . Foss'anche per difendere la democrazia, se è vero che essa difende l'uomo e la sua dignità. E allora ci provo, ci ho provato spesso, forse ci riproverò. Ma poi mi fermo e penso che per difendere la democrazia, per provare a impiantarla davvero "in questi mondi abbandonati, ove sembra che vivano uomini nel cui petto non palpiti un cuore", bisognerebbe semplicemente dire la verità. Ma se un uomo dicesse tutta la verità, nient'altro che la verità (non come in una di quelle finzioni ecclesiastiche) si sentirebbe gridare che ha fatto il male della propria gente. Se io sapessi, ad esempio, che mio fratello ha avuto la possibilità di falsificare un documento per trarne un beneficio economico in cambio di un voto, e quindi ha fatto un danno alla società al pari di quelli che i politici - giustificati dall'assenza di etica e morale collettiva - e lo andassi a denunciare, farei di certo un'operazione di verità e di legalità, quindi di democrazia... ma sarei ripudiato dalla mia famiglia. Se, ancora, un mio cugino vivesse in una casa popolare e non avesse mai pagato i contributi che doveva pagare e poi intervenissero i politici a salvarlo da un eventuale sfratto, al prezzo di una ventina di voti - e di una riconoscenza durevole, o meglio del riconoscimento durevole del potere di questa persona - denunciando la situazione verrei messo in difficoltà ancora una volta dalla famiglia. Se sapessi di un amico che lavora grazie alla istituzione di un qualche corso di formazione o di un'accademia o di un ufficio improvvisato, per il quale deve mostrare riconoscenza con il proprio voto ai politici che l'hanno aiutato, sarebbe lo stesso di nuovo. 

Quindi più che è un fatto di destra e sinistra, più che un fatto di competenze, più che un fatto di ingegno nel creare le giuste politiche....rimane un fatto di moralità. E di etica da parte dei politici.

La mia contestata anti-italianità, definita "moda" da chi un giorno la pensa in un modo e il giorno dopo in un altro, quando dissi che non me ne fregava nulla dei 150 anni dell'unità e che anzi contestavo questa patetica festa, era evocata alla luce del fatto che non ho paura, oramai, di creare disordini sociali e incertezze. Mi interessa mettere tutto in luce. Mi dicono c'è il rischio che non regga più nulla, che c'è il rischio di generare scompiglio. Ebbene che si crei lo scompiglio. Che crolli tutto, se tutto è ancora così e non è cambiato.

Questi 150 di Italia sono un vero schifo: un nord arricchito alle spalle di un sud asservito e della mafia, che voleva e vuole solo la tutela del suo potere. Oggi prevalentemente economico. 

Se manca il coraggio, quello che in pochi hanno saputo dimostrare in questa nostra Sicilia, come quello di Peppino Impastato; se manca il coraggio di denunciare anche il male che si muove tra le mura della propria sopravvivenza di giovane cittadino che vuole essere libero; se manca la voglia di far cominciare davvero una nuova storia, affrontando le difficoltà e non avendo paura delle incertezze; e se manca la verità....allora lasciamo perdere: io faccio la rivoluzione da solo, la mia rivoluzione personale. Per non sentirmi più dire che sono giovane e che sono troppo idealista...che bisogna solo agire; che bisogna accettare questo, quello e quell'altro. No, io non ci sto, rimango un idealista. Perché blaterate di democrazia e non la conoscete. Non la volete.

Tenetevi la trasversalità, tenetevi la necessità di dover accettare le cose. Tenetevi la necessità di non fare male a nessuno e quindi fare male a tutti. E per sempre.

Tenetevi l'idea del cambiamento a queste squallide elezioni. Ma non cambierete un cazzo.

Tuttavia, se rimanendo come sono posso provare a dare un contributo per la ricerca di un progetto di verità, allora lo farò. E l'ho fatto anche stavolta. Il movimento politico di cui faccio parte ha scelto di sostenere un progetto politico, non senza difficoltà; ma ha scelto qualcosa di sensato. Anche io ho deciso di scegliere: ma se l'idea della legalità e la necessità della verità non saranno volute con forza da questa coalizione (eppure sono certo che il vero cambiamento per tutti i fautori di questo progetto politico è proprio questo) me ne potrei andare. Non ho problemi. E non voglio averli. Perché non sopporterei di non poter più fare la critica morale e di non poter avere più i miei toni e i miei contenuti. Ma sono tranquillo, anche se un po' freddo rispetto alle competizioni elettorali di un popolo che non cambia.

Io nel movimento politico ci porto varie istanze, pure quelle contenute in questo scritto. E questa credo debba essere la natura di quel movimento: la libertà di pensiero. Per conto mio so solo che tutte le mie azioni sono poste in essere per servire all'idea di libertà. E parlerò sempre liberamente. Così faranno anche tutti gli altri, credo. 

E così solitamente faccio nei partiti che frequento e ho frequentato. 

Tutto questo per dire che se ogni volta che vogliamo portare avanti un'idea la dobbiamo limare e limitare, alla fine del percorso ci sarà tutto, ci sarà la struttura, ma non ci sarà più l'idea. E se invece di piegarci ai partiti, tutti insieme pretendessero che i partiti si pieghino alla vita e alla libertà? Abbiate il coraggio di dire la verità. Solo così si può fare tutto. Solo la verità. Sempre la verità.

Credo di aver rifiutato tantissime cose nella vita e di essere tornato indietro sui miei passi così spesso da non poterlo più contare. Non perché avessi cambiato idea - alle volte anche- ma perché la mia idea si scontrava con quello che stavo facendo. Perché la verità non si poteva più dire per intero: solo quella che conveniva a noi era lecita. E voglio specificare che ho frequentato partiti di sinistra, figuratevi dunque a destra, dove c'è proprio il pensiero unico istituzionalizzato. E' questa, in ultima istanza, una malattia comune della democrazia e dell'uomo, appunto. Non credo nei partiti? Forse non credo negli uomini che si organizzano in centri di potere. 

Intanto mi rivolgo a quelli che blaterano di democrazia e di cambiamento e non sono nemmeno in grado di cambiare se stessi, poiché, in fin dei conti, a loro va bene così. Ebbene, tenetevi l'unità dell'italia borghese e di cartone! Qui in Sicilia il tempo non è passato: eravamo vittime dei baroni prima di Garibaldi, siamo vittime dei baroni oggi. Più di prima.

Se bisogna vendere la propria dignità e scambiare i propri reati, i propri errori o, addirittura, i propri diritti con un voto... allora si: la situazione è peggiorata. Altro che cambiamento.

Discorrete di politica come di calcio... e messi alla prova non fate mai un goal. Soli, davanti alla porta vuota. Purtroppo la politica, e in questo caso la democrazia,  non è un giuoco; non si può parlare tanto delle cose che non vanno e alla fine vendersi la partita. Le conseguenze sono molto più gravi.

Ecco, le conseguenze delle vostre azioni, del vostro comportamento morale sono quelle che vedete: l'arretratezza, il sottosviluppo. Bravi. Ma si, tanto facciamo il porto.

Anzi, approfittate delle elezioni per costruire un palazzina abusiva prima che poi approfitti troppo la lobby del cemento che è già candidata nella fiera elettorale); fatevi togliere le multe; fatevi dare le licenze; fatevi asfaltare la strada sotto casa; fatevi pagare l'affitto; fatevi assumere in qualche centro commerciale (e magari fatelo anche voi, tutori della legge). Andate, fate.

Badate, prima di avercela con i politici...dovete avercela con voi stessi.

Io odio la gente che blatera. E amo la vita.

Però voglio ancora provare ad amare l'umanità. Ma se non decidiamo assieme di fare la scelta più difficile, non potrò. L'odio vince sull'amore... se non si sceglie davvero.

Non fate vincere l'odio, non tanto il mio, piuttosto l'odio di tutti quelli che furono i pazzi, che furono gli impiccati, gli ultimi, gli invisibili.

Buttate a terra questo sistema. Chiedete a gran voce la libertà.

Ve ne prego.


Sebastian Recupero,

in una delle sue peggiori performance. Ma non importa.

giovedì 17 marzo 2011