lunedì 28 novembre 2011

Lettera ad un "siciliano indignato"

Ciao "siciliano indignato". Chi ti scrive è siciliano come te, ha sempre respirato quella stessa aria, ha sognato guardando quello stesso mare, ha spesso parlato in quello stesso dialetto che, se pur con tutte le miriadi di sfumature che cogli anche a distanza di pochi km, ognuno di noi identifica come "il siciliano".

Anche io mi sono incazzato come una bestia quando i media nazionali se ne sono altamente fregati di quello che succedeva a Barcellona, a Milazzo, a Saponara...e mi sono incazzato quando ho dovuto aspettare 2 giorni prima che un servizio telefonico di raccolta fondi fosse attivato. La mia terra è stata trattata, come al solito mi verrebbe da dire, come un'appendice fastidiosa e scomoda di una nazione che si identifica solo nelle sue aree più "in vista".

Caro "siciliano indignato", hai tutto il diritto di esserlo. Soltanto, non farti prendere dalla foga di questo momento, dalla rabbia per il trattamento impari riservatoci, oggi come ieri. Capisco che adesso è molto facile gridare "Secessione!" oppure "Polentoni di merda!" e tanta altra roba simile. Però siamo sicuri che la causa delle nostre disgrazie è solo dei "polentoni"? Facciamoci un bell'esame di coscienza, tutti insieme.

In momenti come questo il nostro moto d'orgoglio ci porta a urlare in faccia al mondo tutto il buono di essere siciliani, cercando di dare a noi stessi l'immagine di un popolo di eroi che, colpo su colpo, tiene botta a tutti i nemici che perennemente lo insidiano da oltre il mare. Ma siamo davvero questi eroi? Gridiamo alla "Sicilia Libera", ma libera da che? Chi è questo nemico mortale? Forse non bisogna andare troppo lontano per scovare questo nemico. O almeno, parte di esso.


Basta ripercorrere a ritroso tutte le nostre azioni fino a oggi, come collettività ma anche (e soprattutto) come singoli individui. Come siciliani. Si "siciliano indignato", siamo noi a determinare noi stessi.

Ce la prendiamo con i parlamentari eletti nelle nostre circoscrizioni che poi a Roma non ci rappresentano. Chi li ha votati?

Abbiamo un governo regionale di cui la maggior parte di noi ne dice peste e corna (giustamente o meno è un'altro discorso). Chi lo ha eletto?

Abbiamo una lobby politica che, in maniera totalmente bipartisan, si divide province e comuni della nostra terra come se giocassero a Risiko. Chi li tiene vivi e potenti?

E adesso la parte più forte, anche se direttamente collegata alle precedenti. Abbiamo un'elite mafiosa e intrallazzista che affossa quanto di buono questa terra possa provare ad esprimere. Chi, direttamente o indirettamente, la asseconda e quindi di fatto la leggittima?

Prova, anche per gioco, a rispondere a queste domande "siciliano indignato". Così, tanto per farlo.


Io sono siciliano, tengo a ripeterlo, ed amo profondamente la mia terra. Quindi cerco di essere totalmente scevro da qualsiasi forma di pregiudizio su di essa, basandomi soltanto su quello che ho imparato a capire osservando la realtà nella quale ho vissuto fino ad adesso. Non voglio denigrare la Sicilia ne tantomeno elogiare il Nord, me ne guardo bene. Voglio solo provare ad essere onesto, con me e con i miei conterranei. Mi fa incazzare chi dice che la maggior parte dei siciliani è mafiosa, ma mi fa incazzare allo stesso modo chi dice che la maggior parte dei siciliani combatte quotidianamente la mafia. E' una balla sia nel primo che nel secondo caso. Quindi indignati siciliano, ma indignati tutti i giorni. Indignati contro chi ti chiede il voto in cambio della promessa di un lavoro, indignati contro chi ti sfrutta e pure pretende di essere ringraziato perché "ti da da campare". Indignati contro chi si mangia i soldi pubblici. Indignati contro quella parte di te stesso che legittima tutto questo.


Un'ultima cosa: non far si che questa attuale "indignazione a tempo determinato" degeneri nella ricerca spasmodica del bersaglio da attaccare, perché magari nella foga del momento il bersaglio scelto è quello sbagliato.


Giuseppe Calabrò, Siciliano.

giovedì 10 novembre 2011

Eravamo un paese di volontari e siamo diventati un paese di esperti

E' appena passato poco più di un trimestre dall'insediamento del nuovo Sindaco, ma già abbiamo vissuto due distinte fasi.
La prima fase fu quella dei volontari che zelantemente, folgorati da un'improvviso (quanto passeggero) senso di cittadinanza, si sono prodigati pulendo, spazzando, potando e tagliando per ridare lustro alla riamata città. Passato però il provvisorio senso di volontariato si sono deposte la stragrande maggioranza di scope e rastrelli.
Oggi, passata la "fase volontari", assistiamo a quella di "esperti". E' notizia di questi giorni la nomina di altri diciassette nuovi collaboratori (soggetti esperti), a cui si aggiungono gli altri nominati precedentemente per un totale di una ventina di persone, che adesso compongono lo staff del sindaco!
Passando la lista dei nomi ci si accorge che la gran parte degli esperti, tutti a titolo gratuito, sono persone che in prima o in seconda battuta hanno sostenuto l'elezione dell'attuale sindaco.
Più del sessanta percento di questi erano candidati consiglieri che sono stati più o meno sonoramente bocciati dal voto dei cittadini!
Sorvolando sulle questioni poco etiche di questa o quella nomina e tralasciando l'opportunità di far svolgere funzioni di indirizzo e di programmazione a persone bocciate dal giudizio dei cittadini, mi chiedo se basta essere un'amante dello sport per fare l'esperto alle politiche sportive, se basta aver fatto per molti anni il professore per essere esperti in politiche scolastiche, se basta avere voglia di turismo per essere esperti di promozione turistica, se basta essere giovani e intraprendenti per essere esperti di politiche giovanili, se basta essere iscritti ad un corso di economia per essere esperti di politiche di bilancio, se basta vivere e magari amare il centro storico per essere esperti per il centro storico, se basta essere un uomo colto per essere esperti alle politiche culturali, se basta avere una spiccata creatività per essere esperti di grandi eventi, se basta scrivere libri di storia e archeologia per essere esperti di aree archeologiche e musei e se basta amare gli animali per essere degli esperti di politiche per gli animali.
Ci tengo a precisare che il mio non vuole assolutamente essere un attacco personale verso nessuno dei nominati esperti, tra l'altro alcuni li conosco personalmente e ne ho stima, ma mi pare doveroso che la cittadinanza conosca quali criteri meritocratici hanno portato alla loro nomina!
L'unico merito che ad oggi appare evidente, per la maggior parte dei nominati, è solo quello di essere stati dalla parte giusta in campagna elettorale!


Scritto da: Carmelo Ceraolo

venerdì 2 settembre 2011

Occupazione del liceo scientifico: il comunicato.

COMUNICATO STAMPA:

Gli studenti del Liceo Scientifico di Patti hanno deciso di occupare il "cortile" del plesso di Contrada Rasola.
La protesta ha inizio ben due settimane prima dell'avvio del nuovo anno scolastico, in quanto gli impegni assunti dell'amministrazione provinciale, disattesi per l'ennesima volta, spingono il movimento studentesco a cominciare la protesta nella data simbolica del 1 settembre: ben lontani dall'inizio delle lezioni e dalle futili polemiche.
Quarant'anni di proteste non sono stati sufficienti per ottenere una nuova struttura per il Liceo Scientifico. Le attuali sedi di Contrada Rasola e Piazza Gramsci non rispettano le basilari norme di sicurezza e di igene e non sono dunque idonee ad essere delle strutture scolastiche.
Gli studenti avevano già occupato entrambe le sedi nel mese di ottobre, ottendendo così un incontro con il Presidente della Provincia Nanni Ricevuto.
A seguito di questo incontro e di successivi contatti, si era arrivati alla pianificazione di un bando di gara al quale due privati avevano presentato le loro proposte, dichiarate poi non idonee dall'amministrazione provinciale.
Dopo mesi di continue pressioni da parte degli studenti si era giunti a una soluzione accordata con l'ex sindaco Venuto: spostare il Liceo Scientifico presso i locali dell'ex USL di Case nuove Russo.
Questo accordo non è stato mantenuto e la soluzione dataci per certa si è rivelata tecnicamente impraticabile.
Nel quadro di un sistema politico che non è mai stato attento alla cultura e all'istruzione e che piuttosto ha perpetuato sprechi, inefficienze e forse altri interessi, i ragazzi intendono adesso mostrare con forza il loro disappunto.

sabato 23 aprile 2011

12 E 13 GIUGNO. SI VA A VOTARE.

Mentre il governo ridisegna la portata politica del Referendum di giugno rendendo inutile il quesito referendario sul nucleare (passo indietro sulla costruzioni delle centrali), e mentre cerca altre vie per contenere la possibilità del quorum anche per i quesiti relativi all'acqua pubblica e al legittimo impedimento, su tutto il territorio nazionale continua la campagna di sensibilizzazione per la promozione dei referendum. La campagna elettorale vera e propria non è ancora iniziata ma già da mesi (e con più forza in questi ultimi 2) su internet e tra le associazioni interessate è cominciata la mobilitazione. Su Facebook, addirittura, sono più di 400 soltanto i gruppi e le pagine in difesa della gestione pubblica del servizio idrico. 
Anche a Patti si lavora per la promozione dei due quesiti referendari sull'acqua e per quello sul legittimo impedimento. A tal proposito si è recentemente costituito un comitato di cui pubblichiamo con ritardo il comunicato stampa.
Tifiamo anche noi ACQUA PUBBLICA.

Redazione
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Comunicato Stampa:

Nei giorni scorsi a Patti, promosso dal gruppo locale di Legambiente Nebrodi, si è tenuto un incontro tra associazioni, amministratori, cittadini con la finalità di promuovere sul territorio una campagna informativa sui referendum del 12/13 giugno contro la privatizzazione e la mercificazione dell’Acqua.
A tal scopo è stato costituito un Comitato territoriale provvisorio di cui fanno parte Patti, San Piero Patti e Librizzi, a cui potranno aderire tutti i soggetti pubblici e privati sensibili al tema .
Durante l’incontro, in cui era presente Egidio Maio del forum regionale Acqua bene comune, si è discusso sulle modalità organizzative e si è decisa la nomina di tre referenti per i comuni sopra indicati.

Il comitato ha natura unitaria e trasversale ed è, al momento, composto da:
Amministrazione e Consiglio comunale di Librizzi
Arci Peppino Impastato - San Piero Patti
Associazione Nove Maggio - Patti
Associazione Consumatori Siciliani - Patti
Associazione Italiana Sclerosi Multipla - Patti
CGIL -Patti
Legambiente Nebrodi gruppo di Patti
Movimento politico Corto circuito – Patti

Hanno aderito inoltre Pd e Sel Nebrodi.

Il comitato sosterrà anche la campagna referendaria per il SI’ contro le centrali nucleari.

giovedì 14 aprile 2011

Consulta giovanile, il contributo di tre Organizzazioni al regolamento

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell'Associazione NoveMaggio, del Movimento "Cortocircuito" e del Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà in merito alla recente approvazione, in seno al Consiglio Comunale di Patti, del Regolamento della Consulta giovanile che ne dovrebbe sancire la tanto attesa istituzione. I tre soggetti sopracitati hanno fatto pervenire al Presidente del Consiglio, Prof. Pietro Scardino, e a tutti i consiglieri, un documento recante alcuni suggerimenti ed emendamenti alla bozza di regolamento approvata nella commissione consiliare e calendarizzata nella seduta del 12 aprile 2011 del civico consesso proprio per l'approvazione. Ecco il comunicato:

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Con una richiesta fatta pervenire al Consiglio Comunale riunitosi in data 12 aprile, il movimento politico “Cortocircuito”, l’associazione “NoveMaggio” e il Circolo dei Nebrodi di Sinistra Ecologia e Libertà, che da molto tempo seguono la vicenda e sollecitano l'Amministrazione Comunale, hanno suggerito alcune modifiche in merito al Regolamento della Consulta Giovanile Comunale.

È stato innanzitutto proposto di estendere la fascia di età degli aventi diritto a far parte della Consulta. Ritenuta eccessivamente ridotta la fascia compresa tra i 14 e i 22 anni, indicata nel Regolamento, la proposta di modifica ha previsto la sua estensione a 15-30 anni al fine di permettere, oltre che agli studenti delle scuole medie superiori, anche ai molti giovani pattesi impegnati in soggetti associativi e attività politiche e sociali, che proprio nella fascia di età compresa tra i 22 e i 30 anni rientrano, di poter prendere parte ai lavori della Consulta Giovanile.

La richiesta di modifica, inoltre, ha proposto l’ampliamento del Regolamento attraverso l’inserimento di un articolo sulle incompatibilità e di uno che prevedesse impegni specifici dell’Amministrazione Comunale nei confronti della Consulta. In merito al primo, la disciplina proposta ha suggerito l’incompatibilità tra le cariche elettive della Consulta e i ruoli di dirigenza e rappresentanza politica, nonché l’impossibilità di far parte dell’organo per coloro i quali ricoprissero il ruolo di Consigliere Comunale o di rappresentanza politica a qualunque titolo. Per quanto concerne gli impegni dell’Amministrazione, la proposta di modifica ha inteso semplicemente enunciare un brevissimo elenco di attività di supporto alle attività della Consulta e di ricezione non vinolante delle sue proposte in tema di politiche giovanili.

Il Consiglio Comunale, con voto unanime, ha approvato la proposta di modifica del Regolamento con alcuni correttivi. In primo luogo, la proposta di ampliamento della fascia di età è stata solo in parte recepita ed è stata compresa tra i 14 e i 28 anni. Inoltre, l’articolo sulle incompatibilità è stato approvato escludendo la previsione che il ruolo di Consigliere Comunale ed ulteriori cariche di rappresentanza politica fossero incompatibili con quella di membro dell’Assemblea della Consulta.

Preso atto della disponibilità del Consiglio e dell’Amministrazione Comunale ad accogliere la proposta di modifica del Regolamento e valutata positivamente codesta apertura, consideriamo non pienamente soddisfacente l’estensione della fascia di età a 28 anni e non ci è chiaro quali ragioni abbiano spinto il Consiglio ad operare una modifica al ribasso della nostra proposta. Tuttavia, riteniamo che la scelta del Consiglio costituisca un passo in avanti rispetto alla previsione inizialmente indicata nel Regolamento.

Con riferimento alla previsione delle incompatibilità, infine, riteniamo che la mancata recezione del comma che prevede l’inconciliabilità delle cariche di Consigliere Comunale o di ulteriore rappresentanza politica con il ruolo di membro dell’Assemblea della Consulta costituisca un grave rischio per l’indipendenza, la trasparenza e l’efficienza che devono necessariamente contraddistinguere il ruolo e l’operato della Consulta Giovanile. 

Movimento "Cortocircuito"
Associazione "NoveMaggio"
Sinistra Ecologia e Libertà - Circolo dei Nebrodi


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La Redazione

venerdì 8 aprile 2011

Voglio diventare "il figlioccio" della verità

I temi della convivenza civile e dell'organizzazione sociale sono stati e sono lungamente dibattuti da politologi, sociologi, filosofi, storici e opinionisti di mestiere o occasionali. Mi par chiaro che sia stato e sia impossibile affermare una verità univoca, un comportamento giusto tout court. Partendo da questa semplice affermazione dovrò, ahimè, opporvi un senso del bene e del giusto che sta nel tempo in cui si trova e che incomincia nel momento in cui una rottura storica, una guerra, una crisi civile ed economica ha determinato un inizio nuovo. La nostra storia nuova ERA la democrazia liberale con suffragio universale. La nostra storia nuova si è qualifica come unica e vera Democrazia. Dal 1948 l'Italia è una repubblica democratica, purtroppo fondata sul lavoro, che tutela la libertà individuale e collettiva. Bene: guardatela oggi questa legge dell'uomo, troppe volte inchiodata ad un legno [paragrafando De André]. Cioè messa in croce dagli stessi uomini che vanno, teoricamente, a difenderla e a darvi modo di esprimersi; e in genere messa in croce dall'uomo.
La nostra storia nuova, quindi, rischia di essere già finita. 

Come doveva funzionare? Questa democrazia e la libertà di cui doveva esser portatrice prometteva il riscatto dal bisogno e la possibilità per ogni uomo, anche per i meno abbienti, di poter essere uguale a tutti gli altri, almeno potenzialmente; di avere tutti, cioè, la possibilità di migliorare la propria condizione sociale e di "scalare" la gerarchia sociale. Senza qui dilungarmi su questa teoria, dirò semplicemente che la ritengo da tempo anti-egualitaria e, nell'ammissione e reiterazione delle classi sociali, concausa del mantenimento dei monopoli della potenza economia e sociale delle élites o delle classi più abbienti. E abiette.

Ma, dicevo, doveva garantire che gli uomini determinassero la propria vita in libertà. Addirittura, con una conclamata partecipazione di tutti (suffragio universale), gli uomini, nel nostro caso gli italiani, potevano partecipare alla gestione della cosa pubblica delegando al parlamento e al governo il potere. Questi parlamentari e ministri, rappresentanti e portatori delle idee e delle necessità del popolo, avrebbero lavorato per l'interesse di tutti e secondo la ideologia (ovvero il modello sistemico o meno di organizzazione sociale)  che rappresentavano. 

Ho raccontato davvero semplicisticamente questa storiella, e certo non sono io a poter fare lezioni di scienza politica, filosofia o diritto. Semplice dunque, ma corretta. 

Ecco, mi pare che la democrazia e libertà muoiano ogni santo giorno nella guerra di tutti contro tutti dettata dalla sopravvivenza economica e dal ripudio degli stessi istituti che l'uomo intende chiamare a sé solo in occasione di un qualche problema che lo turba, salvo reiterarne le possibilità di essere inefficienti e ingannevoli... sempre a proprio uso e consumo. 

Di certo la democrazia - esclusa quella notissima Cristiana - dalle nostre parti non ha mai nemmeno provato ad esistere. Cioè nessuno gli ha dato vita. Dov'è?

Per le elezioni comunali, nelle quali si invoca da più parti la trasversalità politica (intendendo non si sa poi quale operazione, la trasversalità tra che cosa) si dice, a parziale giustificazione della voglia di non cambiare le cose,  che in questo tipo di competizione tutto è diverso, che intanto bisogna cambiare la compagine amministrativa e partire verso il cambiamento. O meglio, verso la novità. Ma, a mio modesto avviso, anche in occasione delle altre competizioni elettorali, andando avanti così prenderà piede (del tutto) questa idea. Così persino le distinzioni ideali si esauriranno e si lascerà spazio unicamente all'orgia caotica della spartizione del potere che ha a che fare con tutto, meno che con la politica.

Ad ogni modo, siccome ho cominciato a scrivere senza un vero e proprio obiettivo, andrò a caso. 

Sono sempre stato combattuto dallo scontro tra due differenti opzioni: agire o non agire. In seno alla politica istituzionale, s'intende. Non sono riuscito a vincere questa mia difficoltà decisionale per vari motivi.

In primis non credo nella democrazia come ce l'hanno insegnata a scuola, non credo nella democrazia liberale. Credo in altre forme di democrazia, anche meno comprensibili di quella odierna. Ho una visione anarchica, socialista, libertaria. Indecifrabile. Non reggo molto i partiti, nemmeno quelli di cui ho fatto o faccio parte. Non reggo la meccanica della società fondata sul lavoro e sul consumo e non amo la burocrazia, la polizia. Ma questo posso anche metterlo da parte, perché, come detto in apertura, ogni cosa è giusta nel suo tempo. E oggi dovrebbe esser giusto così. Certo però che non posso dimenticare di avere altre fedi o di non averne nessuna, posso solo cercare di recepire il meglio, il significato migliore, di questo modello sociale. E quindi mi sono detto spesso "se la vita è adesso, allora bisogna agire" . Foss'anche per difendere la democrazia, se è vero che essa difende l'uomo e la sua dignità. E allora ci provo, ci ho provato spesso, forse ci riproverò. Ma poi mi fermo e penso che per difendere la democrazia, per provare a impiantarla davvero "in questi mondi abbandonati, ove sembra che vivano uomini nel cui petto non palpiti un cuore", bisognerebbe semplicemente dire la verità. Ma se un uomo dicesse tutta la verità, nient'altro che la verità (non come in una di quelle finzioni ecclesiastiche) si sentirebbe gridare che ha fatto il male della propria gente. Se io sapessi, ad esempio, che mio fratello ha avuto la possibilità di falsificare un documento per trarne un beneficio economico in cambio di un voto, e quindi ha fatto un danno alla società al pari di quelli che i politici - giustificati dall'assenza di etica e morale collettiva - e lo andassi a denunciare, farei di certo un'operazione di verità e di legalità, quindi di democrazia... ma sarei ripudiato dalla mia famiglia. Se, ancora, un mio cugino vivesse in una casa popolare e non avesse mai pagato i contributi che doveva pagare e poi intervenissero i politici a salvarlo da un eventuale sfratto, al prezzo di una ventina di voti - e di una riconoscenza durevole, o meglio del riconoscimento durevole del potere di questa persona - denunciando la situazione verrei messo in difficoltà ancora una volta dalla famiglia. Se sapessi di un amico che lavora grazie alla istituzione di un qualche corso di formazione o di un'accademia o di un ufficio improvvisato, per il quale deve mostrare riconoscenza con il proprio voto ai politici che l'hanno aiutato, sarebbe lo stesso di nuovo. 

Quindi più che è un fatto di destra e sinistra, più che un fatto di competenze, più che un fatto di ingegno nel creare le giuste politiche....rimane un fatto di moralità. E di etica da parte dei politici.

La mia contestata anti-italianità, definita "moda" da chi un giorno la pensa in un modo e il giorno dopo in un altro, quando dissi che non me ne fregava nulla dei 150 anni dell'unità e che anzi contestavo questa patetica festa, era evocata alla luce del fatto che non ho paura, oramai, di creare disordini sociali e incertezze. Mi interessa mettere tutto in luce. Mi dicono c'è il rischio che non regga più nulla, che c'è il rischio di generare scompiglio. Ebbene che si crei lo scompiglio. Che crolli tutto, se tutto è ancora così e non è cambiato.

Questi 150 di Italia sono un vero schifo: un nord arricchito alle spalle di un sud asservito e della mafia, che voleva e vuole solo la tutela del suo potere. Oggi prevalentemente economico. 

Se manca il coraggio, quello che in pochi hanno saputo dimostrare in questa nostra Sicilia, come quello di Peppino Impastato; se manca il coraggio di denunciare anche il male che si muove tra le mura della propria sopravvivenza di giovane cittadino che vuole essere libero; se manca la voglia di far cominciare davvero una nuova storia, affrontando le difficoltà e non avendo paura delle incertezze; e se manca la verità....allora lasciamo perdere: io faccio la rivoluzione da solo, la mia rivoluzione personale. Per non sentirmi più dire che sono giovane e che sono troppo idealista...che bisogna solo agire; che bisogna accettare questo, quello e quell'altro. No, io non ci sto, rimango un idealista. Perché blaterate di democrazia e non la conoscete. Non la volete.

Tenetevi la trasversalità, tenetevi la necessità di dover accettare le cose. Tenetevi la necessità di non fare male a nessuno e quindi fare male a tutti. E per sempre.

Tenetevi l'idea del cambiamento a queste squallide elezioni. Ma non cambierete un cazzo.

Tuttavia, se rimanendo come sono posso provare a dare un contributo per la ricerca di un progetto di verità, allora lo farò. E l'ho fatto anche stavolta. Il movimento politico di cui faccio parte ha scelto di sostenere un progetto politico, non senza difficoltà; ma ha scelto qualcosa di sensato. Anche io ho deciso di scegliere: ma se l'idea della legalità e la necessità della verità non saranno volute con forza da questa coalizione (eppure sono certo che il vero cambiamento per tutti i fautori di questo progetto politico è proprio questo) me ne potrei andare. Non ho problemi. E non voglio averli. Perché non sopporterei di non poter più fare la critica morale e di non poter avere più i miei toni e i miei contenuti. Ma sono tranquillo, anche se un po' freddo rispetto alle competizioni elettorali di un popolo che non cambia.

Io nel movimento politico ci porto varie istanze, pure quelle contenute in questo scritto. E questa credo debba essere la natura di quel movimento: la libertà di pensiero. Per conto mio so solo che tutte le mie azioni sono poste in essere per servire all'idea di libertà. E parlerò sempre liberamente. Così faranno anche tutti gli altri, credo. 

E così solitamente faccio nei partiti che frequento e ho frequentato. 

Tutto questo per dire che se ogni volta che vogliamo portare avanti un'idea la dobbiamo limare e limitare, alla fine del percorso ci sarà tutto, ci sarà la struttura, ma non ci sarà più l'idea. E se invece di piegarci ai partiti, tutti insieme pretendessero che i partiti si pieghino alla vita e alla libertà? Abbiate il coraggio di dire la verità. Solo così si può fare tutto. Solo la verità. Sempre la verità.

Credo di aver rifiutato tantissime cose nella vita e di essere tornato indietro sui miei passi così spesso da non poterlo più contare. Non perché avessi cambiato idea - alle volte anche- ma perché la mia idea si scontrava con quello che stavo facendo. Perché la verità non si poteva più dire per intero: solo quella che conveniva a noi era lecita. E voglio specificare che ho frequentato partiti di sinistra, figuratevi dunque a destra, dove c'è proprio il pensiero unico istituzionalizzato. E' questa, in ultima istanza, una malattia comune della democrazia e dell'uomo, appunto. Non credo nei partiti? Forse non credo negli uomini che si organizzano in centri di potere. 

Intanto mi rivolgo a quelli che blaterano di democrazia e di cambiamento e non sono nemmeno in grado di cambiare se stessi, poiché, in fin dei conti, a loro va bene così. Ebbene, tenetevi l'unità dell'italia borghese e di cartone! Qui in Sicilia il tempo non è passato: eravamo vittime dei baroni prima di Garibaldi, siamo vittime dei baroni oggi. Più di prima.

Se bisogna vendere la propria dignità e scambiare i propri reati, i propri errori o, addirittura, i propri diritti con un voto... allora si: la situazione è peggiorata. Altro che cambiamento.

Discorrete di politica come di calcio... e messi alla prova non fate mai un goal. Soli, davanti alla porta vuota. Purtroppo la politica, e in questo caso la democrazia,  non è un giuoco; non si può parlare tanto delle cose che non vanno e alla fine vendersi la partita. Le conseguenze sono molto più gravi.

Ecco, le conseguenze delle vostre azioni, del vostro comportamento morale sono quelle che vedete: l'arretratezza, il sottosviluppo. Bravi. Ma si, tanto facciamo il porto.

Anzi, approfittate delle elezioni per costruire un palazzina abusiva prima che poi approfitti troppo la lobby del cemento che è già candidata nella fiera elettorale); fatevi togliere le multe; fatevi dare le licenze; fatevi asfaltare la strada sotto casa; fatevi pagare l'affitto; fatevi assumere in qualche centro commerciale (e magari fatelo anche voi, tutori della legge). Andate, fate.

Badate, prima di avercela con i politici...dovete avercela con voi stessi.

Io odio la gente che blatera. E amo la vita.

Però voglio ancora provare ad amare l'umanità. Ma se non decidiamo assieme di fare la scelta più difficile, non potrò. L'odio vince sull'amore... se non si sceglie davvero.

Non fate vincere l'odio, non tanto il mio, piuttosto l'odio di tutti quelli che furono i pazzi, che furono gli impiccati, gli ultimi, gli invisibili.

Buttate a terra questo sistema. Chiedete a gran voce la libertà.

Ve ne prego.


Sebastian Recupero,

in una delle sue peggiori performance. Ma non importa.

giovedì 10 marzo 2011

Nasce il movimento politico "Cortocircuito".

COMUNICATO STAMPA:

NASCE A PATTI IL MOVIMENTO “CORTOCIRCUITO”

Con queste righe, e con tutta la passione che ci muove, vogliamo comunicare la nascita di nuovo movimento politico e culturale; nuovo ma, di fatto, nato già da tempo dentro ognuno di noi, ancor prima che decidessimo di unire le forze: ossia nella storia personale dei singoli individui che lo hanno fondato.

Il movimento “Cortocircuito” si compone di un primo nucleo di persone provenienti delle associazioni pattesi che da anni operano sul territorio. In esso si incontrano diversi mondi: quello culturale con la voglia di salvaguardare e valorizzazione il patrimonio del nostro paese, il mondo dell'ecologia con i valori della tutela e del rispetto per l'ambiente, il mondo artistico con la sua peculiare intraprendenza ed originalità, il mondo sociale con i valori dell'antimafia, del rispetto, della tolleranza e dell'integrazione.
Il nostro è un Movimento per il progresso e per la sostenibilità, contro ogni clientelismo, per il coraggio delle idee giuste ed è slegato da ogni partito politico.

Verità, umiltà, impegno, moralità: noi pensiamo che solo ripartendo da questi concetti si possa cominciare il cammino virtuoso di cui ha bisogno la nostra società.
Pretendiamo una risposta amministrativa e politica morale ed efficiente e che sia illuminata dai principi del merito, della ricerca sociale, dell’attenzione ai bisogni veri dei cittadini, del rifiuto dei personalismi.

Auspichiamo per la nostra Patti il risveglio delle culture diverse che vi si sono incontrate attraverso i secoli: la cultura del sapere e della conoscenza, la cultura artigianale, la cultura agraria, la cultura marittima, la cultura imprenditoriale.
Vogliamo una Patti che nel silenzio delle urne si sappia riprendere la propria libertà.
Vogliamo una Patti che pretenda di non essere più offesa; che sappia farsi valere e non tema mai di fare scelte difficili; che imponga ai politici l'etica della responsabilità.
Vogliamo una Patti della progettualità, delle scelte ideali. Non vi è azione giusta senza prima aver scelto la direzione in cui procedere.

Vogliamo riprenderci la nostra città ponendo sul tavolo le tematiche vere della convivenza civile e cioè la tematica del lavoro, della sua qualità, della sua pluralità, della sua libertà; la tematica della sostenibilità ambientale, che rappresenta la necessità assoluta di difendere il futuro dei nostri figli; la tematica della sostenibilità economica che non può più vedere gli abusi e le speculazioni dei più furbi e l'assoggettamento dei più deboli al sistema; la gestione degli spazi comuni: le piazze, le vie, i parchi, le strutture comunali, il centro storico devono essere riconcepiti al servizio di tutti i cittadini; la gestione e la difesa veemente dei beni culturali per farne motivo di crescita umana ed economica; la tematica del sostegno alle categorie più deboli; la tematiche giovanili.


La consapevolezza di non poter più sopportare la deriva culturale, ambientale, sociale ed economica che il nostro paese ha, da troppo tempo, intrapreso ha smosso le nostre coscienze e ci ha portato a decidere di intervenire direttamente alla prossima tornata elettorale dando il nostro contributo.
Già da tempo stiamo predisponendo alcuni documenti programmatici e un manifesto dei valori. Da oggi metteremo documenti, idee e impegno in azione, convinti di potercela fare ad avviare il risveglio da questo nostro medioevo pattese.
Per questi motivi “Cortocircuito” ha scelto di sostenere Nicola Calabria quale candidato sindaco per la città di Patti, in quanto egli ha deciso di intraprendere la strada della rottura con gli schemi e metodi della vecchia politica. Mettiamo la faccia in questo progetto politico e in questa coalizione perché la scelta che si chiede ai cittadini ci sembra chiara: puntare sulle competenze, sull'etica, sulla moralità, sull'impegno.

Alessandro Albana
Francesco Campochiaro
Giuseppe Calabrò
Carmelo Ceraolo
Maria Costantino
Armando Di Carlo
Francesco Mascarese
Michele Scolaro
Giuseppe Giarrizzo
Sebastian Recupero

lunedì 7 marzo 2011

SCUOLA PUBBLICA: LA LETTERA DEI DOCENTI DEL LICEO DI PATTI

Pubblichiamo di seguito la lettera, redatta dalla Prof.ssa Maria Lucia Lo Presti e firmata da quasi tutti i colleghi del liceo classico e del liceo scientifico di Patti, in difesa della scuola pubblica italiana a seguito gli attacchi sferrati dal Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, e da altri esponenti della compagine governativa. 


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Il testo della lettera:

I recenti attacchi alla scuola pubblica anche da chi ricopre importanti ruoli istituzionali, secondo cui ci sono insegnanti che vogliono “inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”, meritano una riflessione. 

Per i docenti degni di questo nome“educere” significa “portar fuori” ciò che in potenza è in ciascun adolescente, fornendogli solo gli strumenti perché si possa esprimere al massimo grado. Ovviamente questo contraddice qualsiasi indottrinamento perché, come ben sapeva Don Giussani, c’è un implicito “rischio educativo”, c’è una creta non plasmabile a tal punto da sfuggire anche alle mani del più esperto vasaio. La scuola pubblica accetta questo rischio e lo affronta vivendolo ogni giorno sulla propria pelle, proprio perché è un’agenzia in cui si confrontano prospettive diversissime, varie scuole di pensiero e di impostazioni metodologiche. Grazie a questo caleidoscopio di visioni del mondo le menti degli studenti vengono stimolate e sollecitate a cercare via via la loro strada, a formarsi una loro idea, che non sarà mai calco e “dottrina” trasmessa da un docente ma sintesi originale e autonoma, cui ciascuno studente è giunto grazie a un confronto dialettico con i docenti e con i compagni, a loro volta provenienti da ambienti diversificati. Forse i genitori non vogliono questo? Forse preferiscono “l’indottrinamento” (questo sì) di Grande Fratello & C.? Per le famiglie “indottrinate” da “cattiva maestra TV”, però, non possedere l’ultimo modello di telefonino o non poter fare le vacanze significa sentirsi falliti, sentimento che spesso trasmettono ai figli, sempre più insoddisfatti e sul terreno scivoloso del bullismo. La scuola ai loro occhi è un percorso ormai desueto e faticoso per raggiungere uno dei ruoli “in” nella società.

A noi docenti della scuola pubblica piace pensare, invece, che le famiglie vogliano figli educati al libero pensiero, in una scuola in cui nessun professore “inculca” contenuti, ma molti guidano all’originale espressione di sé.

E’ incoraggiante perciò constatare che a contestare gli attacchi alla scuola pubblica c’è un fronte compatto e bipartisan di genitori, dal Comitato Genitori Democratici (Cogede) all’ Associazione Genitori Scuole Cattoliche (Agesc) il cui presidente nazionale Maria Grazia Colombo così commenta: “Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dimostrano ancora una volta l'incapacità della politica italiana di sottrarsi alla logica dello scontro fine a se stesso”.

Auspichiamo che da una nuova “concordia ordinum” di genitori e docenti possa nascere “un Grande Rifiuto” a chi da dentro lo Stato, invece di difenderla e potenziarla, attacca la scuola pubblica, l’istituzione che per eccellenza grazie al pluralismo culturale può dare speranza al futuro del Paese.

Maria Lucia Lo Presti
Docente di Italiano e Latino 
Liceo Classico – Scientifico “Vittorio Emanuele III”
Patti – (Me) 


Paolina Alesci
Amata Vincenza
Baglione Filippa
Buttò Tindaro
Campo Raffaella 
Carroccio Maria Teresa 
Cinnamella Maria 
Collorafi Serafina
Cottone Concita
Cuzzupi Francesca
D’Amico Melino 
D’Arrigo Mariella
Faranda Giuseppina
Federico Tindaro
Gaglio Michelangelo
Gitto Vincenza
Giuffré Loredana
Graziano Clotilde
Gugliotta Maria Basilia
La Cauza Emilio
La Guidara Rosa Maria
Lamonica Rocco
Lazzara Marina 
Lo Giudice Gianfranco
Lo Iacono Marinella 
Lombardo Antonella
Lo Presti Sara
Marullo Nella
Milici Anna
Mazzù Antonella
Merlo Maria Tindara 
Milici Anna
Panissidi Santina
Priola Rosetta
Raimondo Vito
Recupero Cettina
Rizzo Cecilia
Saporito Lorenza 
Scaffidi Rosa 
Servello Rosanna
Siracusa Vittorio
Sirna Pio
Trifiletti Nunziata
Tumeo Rosalia




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Redazione.

mercoledì 2 marzo 2011

"Cine-teatro comunale: un anno dopo"

Patti - Si è tenuto sabato scorso presso la sala di rappresentaza di Piazza Mario Sciacca l'incontro, organizzato dal Forum delle Associazioni Pattesi, indetto per riaccendere i riflettori sulle vicende legate alla riapertura del cine-teatro comunale. Gli esponenti del Forum - rappresentanti delle associazioni che vi aderiscono - hanno esposto, soprattutto nella persona di Giuseppe Adamo, le fasi e i contenuti della loro collaborazione collaborazione con l'Amministrazione comunale, avviata da ben 9 mesi. Queste fasi sono state molteplici: dalla presentazione della prima proposta di gestione della struttura suddetta, all'ìncontro consultivo con il regista Massimo Piparo, agli incontri con i funzionari ed i tecnici comunali al fine di predisporre il nuovo bando di gara. A tutto questo lavoro hanno fatto seguito colloqui personali, anche con il sindaco di Patti, Pippo Venuto, nei quali sarebbe stata garantita l'imminente messa in opera dei lavori di manutenzione straordinaria del cine-teatro e l'avvio delle procedure di gara. In un ultimo incontro Venuto avrebbe garantito l'avvio dei lavori entro 15 giorni da quella data; tuttavia, ad oggi, ne sono trascorsi oltre 30 e nulla s'è visto.
Per prendere tempo, dalla Gazzetta del Sud, il sindaco Venuto fa sapere di aver valutato in 15 mila euro - e di averli individuati - la somma necessaria per avviare i lavori, che per altro partiranno a breve. Questa operazione ad ogni modo, così fatta, appare solo una forzatura.
Per altro, le associazioni riunite nel Forum denunciano che i lavori sono stati interrotti da più di un mese e che la comunicazione del reperimento della somma annunciata dal sindaco tramite comunicazione ai giornali (al giornale) è stata figlia di un comportamento elusivo di quel rapporto che si era voluto costruire nel tempo, e senza mai cercare lo scontro.
Il Forum, in fine e non per ultimo, ha denunciato l'assenza della volontà politica,- vero problema di fondo secondo Giuseppe Adamo -, compresa la scarsa azione di protesto e/o proposta delle forze di opposizione consiliari.
Al dibattito di sabato sono intervenuti 3 candidati alla carica di Sindaco (Aquino, Favazzo, Giusto) - in platea senza intervenire c'era Luigi Gullo, che a luci spente chiarirà di non essere intervenuto per la par conditio (!?) - e qualche esponente della società civile o del mondo culturale.
L'avvocato Aquino - molto apprezzato -, nello spirito di una campagna elettorale da portare avanti con stile e con una certa strategia, ha ringraziato il Forum, ha detto della necessità di riaprire il Cine-teatro e ha esposto anche alcune proposte integrative rispetto alla gestione della struttura.
Per altro il giorno stesso del dibattito, in mattinata, il consigliere comunale uscente del Pdl, - per l'appunto, Mauro Aquino - aveva presentato un'interrogazione al Sindaco sul tema del cine-teatro, probabilmente spinto dal lavoro del Forum e dal fatto che ci sarebbe stato l'incontro nel pomeriggio!

Mentre l'assessore Impalà, sia attraverso interviste rilasciate ai giornali che commenti su Facebook, conferma che si sta andando avanti verso la soluzione della vicenda, il Forum delle Associazioni pattesi attende solo risposte concrete e non può che continuare a vigilare con attenzione, per evitare con forza che possa saltare anche la prossima stagione invernale di teatro.

Redazione

mercoledì 23 febbraio 2011

Cittadinanza onoraria a Manganelli: l'Ass. NoveMaggio contro il perbenismo della politica


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell'Associazione NoveMaggio di Patti che pone importanti dubbi rispetto al conferimento della cittadinanza onoraria (il prossimo 25 febbraio) al capo della Polizia di Stato, Antonio Manganelli, da parte dell'amministrazione comunale. Tale decisione è stata presa con il voto unanime di tutti i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione e mette il luce le criticità dal punto di vista della riflessione critica dell'attuale classe politica. In sintesi, l'associazione NoveMaggio parla di una linea di continuità rispetto all'impostazione culturale della giunta Venuto - e forse anche l'eccessivo istituzionalismo e il carattere remissivo di fronte ai poteri istituzionali da parte di tutti i consiglieri comunali - che vedrebbe il conferimento di cittadinanze onorarie sempre nell'ambito di un sistema di valori basati sulla burocrazia e sulla venerazione delle istituzioni statali. Inoltre si mettono in dubbio l'aderenza del suddetto Manganelli all'onore di Patti, anche nell'ambito di alcune critiche morali cui è soggetta la polizia di stato da tanti anni. Per ultimo è da notare come nessuna iniziativa di confermimento della cittadinanza onoraria sia stata intrapresa di recente nel campo della cultura, del pensiero critico, degli agenti delle scorte e dei protagonisti dell'antimafia.

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CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA AL PREFETTO ANTONIO MANGANELLI

COMUNICATO STAMPA

In merito al conferimento della cittadinanza onoraria al capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, decisa dal consiglio comunale in data 18/01 e la cui celebrazione è prevista per venerdì 25/02, l’Associazione NoveMaggio esprime forti perplessità riguardo la scelta dell’amministrazione.
Già nel 2004 il comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale era stato insignito dell’onorificenza; l’anno scorso Speciale è stato condannato in secondo grado a diciotto (18) mesi di reclusione per peculato.
Il Dott. Manganelli è il secondo importante esponente delle forze dell’ordine a ricevere la cittadinanza onoraria. Sebbene su di lui non risultino processi pendenti, l’Associazione NoveMaggio ritiene che in questi anni Manganelli, capo della Polizia dal 2007, non si sia fatto interprete del disagio sociale determinato dai marginali ma sempre più frequenti episodi di violenza commessi dagli agenti. La NoveMaggio non ritiene certo Manganelli responsabile di simili distorsioni, eppure avrebbe apprezzato che il Prefetto avesse avviato un percorso di riflessione interno alle forze di Polizia che potesse costituire un deterrente per atti di violenza e abuso di potere. Un primo segno tangibile di tale riflessione avrebbe potuto essere rappresentato dalla sospensione degli oltre settanta (70) condannati per la mattanza del G8 di Genova del 2001, tutti ancora in servizio e qualcuno persino promosso in posizioni migliori, o dall’allontanamento dal corpo di Polizia dei quattro (4) agenti condannati nel luglio 2009 per “eccesso colposo in omicidio colposo”. Allora la vittima fu un ragazzo di appena diciotto (18) anni, Federico Aldrovandi.
Alla NoveMaggio non risultano chiare, poi, le motivazioni che spingono codesta amministrazione ed il consiglio comunale ad operare scelte simili. Non si comprende quale sia la ragione che, nel 2004 come oggi, spiega il conferimento della cittadinanza onoraria a vertici delle forze dell’ordine e mai in favore di componenti delle scorte, di protagonisti della lotta alle mafie, di esponenti di spicco del mondo dell’arte e della cultura.
Più comprensibile appare, invece, il messaggio che amministrazione e consiglio comunale lanciano con operazioni di questa risma. In particolare, pare di capire che i nostri amministratori abbiano un’idea ben chiara dell’identità pattese e che, più in generale, leggano i drammi sociali e le storture politiche con occhio poco attento.
L’Associazione NoveMaggio, dunque, si dissocia dalla decisione presa dal consiglio comunale e ritiene che la nostra città meriti una classe dirigente più attenta ai disagi sociali, che sia capace di trovare soluzioni valide per la crescita economica, culturale ed etica di tutta la cittadinanza. Ciò non può che riflettersi nell’operazione di scelte più oculate, anche (ma certamente non solo) in merito al conferimento della cittadinanza onoraria.

Associazione NoveMaggio

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Redazione

mercoledì 9 febbraio 2011

Liceo scientifico: basta, Ricevuto si dimetta

Comunicato stampa di SEL Nebrodi a proposito del Liceo scientifico di Patti, seguito da un documento politico:

"Il gruppo di Patti di “Sinistra Ecologia e Libertà” - circolo dei Nebrodi reputa irrispettosa ed inopportuna l’ipotesi, venuta alla luce nei giorni scorsi, di trasferire alcune classi del liceo scientifico di Patti del plesso di c.da Rasola, nei locali dell’ASP di Case Nuove Russo, o in qualsiasi altra struttura. Non è più tempo, infatti, dopo 50 anni di tentennamento, di cercare sistemazioni temporanee (che alla fine diventano eterne) col solo scopo di “calmare le acque”.
Tutto ciò, inoltre, dopo il fallimento del bando di gara per il reperimento di una struttura da adattare a istituto scolastico conclusosi il 2 dicembre scorso, che risulta essere l’ennesima dimostrazione dell’incapacità amministrativa e dell’inefficacia politica della giunta Ricevuto. L’aver assistito alla predisposizione di un bando che si sapeva inconcludente in partenza poiché a
Patti non esistono strutture che lo potessero soddisfare, lede infatti l'intelligenza e rappresenta un abuso della pazienza dei cittadini .
Non si può, quindi, che esprimere ancora una volta amarezza per il susseguirsi delle inefficienze di tutte le amministrazioni locali succedutesi in 40 anni ed in particolare di questa amministrazione provinciale, guidata dal signor Ricevuto, che ha dimostrato, nella reiterazione di vecchi sistemi e vecchi metodi, di non saper trovare soluzione, oltre che ai problemi connessi alla complessa vicenda della scuola pattese, a nessuno di quelli attinenti alle materie previste dal mandato attributo all’Ente Provincia nella legge n.9.
Si rinnova, pertanto, l’invito alle dimissioni da parte del signor Ricevuto e di tutta la sua giunta.

SEL Nebrodi, gruppo di Patti"


Redazione

lunedì 31 gennaio 2011

Cine-teatro comunale: il forte richiamo del Forum delle associazioni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL COMINICATO STAMPA DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI PATTESI IN MERITO ALLA RISOLUZIONE DEI PROBLEMI LEGATI AL CINE-TEATRO COMUNALE DI PATTI E AL PROSSIMO BANDO DI GARA PER LA NUOVA GESTIONE.


Il Forum delle Associazioni Pattesi, in merito all'irrisolta questione del "Cine-teatro Comunale" e alla ormai nota proposta presentata dal suddetto Forum all'Amministrazione, dichiaratasi disponibile ad accoglierla, comunica quanto segue.

Il Forum ribadisce e fa presente a tutta la cittadinanza di aver profuso grande impegno nella formulazione della proposta per il cine-teatro comunale. Già dallo scorso mese di settembre, l’Amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Dr. Venuto, del vice sindaco Dr. Gullo e dell’assessore Dr. Impalà, aveva assunto impegni ufficiali per la questione del cine-teatro.
Dopo l’iniziativa del Forum, era stato anche il Consiglio Comunale tutto - maggioranza e opposizione – ad incoraggiare una risoluzione concordata della questione, durante la seduta del 06/09/2010. A ciò è seguita la fase tecnica della modifica del bando di gara per l’affidamento in gestione della struttura pubblica. In questa fase, conclusasi già da diversi mesi, il Forum ha nuovamente profuso profondo e sincero impegno, lavorando fianco a fianco con i preposti uffici comunali alle modifiche da apportare, sempre in un clima di collaborazione, nonostante i ritardi non certo imputabili al Forum.

Nell’ultimo incontro, avvenuto pochi giorni fa con il Sindaco dott. Giuseppe Venuto, il Forum ha ricevuto rassicurazioni dall’Amministrazione, la quale intende intraprendere i lavori di ristrutturazione dello stabile entro, e non oltre, quindici giorni. I lavori, inoltre, avranno una durata massima di venti giorni lavorativi, al termine dei quali sarà pubblicato il bando di gara.

Il Forum delle associazioni pattesi considera inaccettabile che ad oltre sei mesi dall’avvio dei colloqui con l’Amministrazione Comunale e nonostante i reiterati solleciti, fino ad oggi nessuna azione si sia ancora concretizzata. L'intollerabile lentezza nell’avviare la ristrutturazione dei locali e nel predisporre il bando per l’assegnazione degli stessi ad un gestore, ha comportato inevitabilmente il mancato avvio della stagione teatrale 2010-2011. Neanche il Consiglio Comunale, nelle sedute successive a quella del 06.09.2010, si è occupato in modo fattivo e concreto della questione. Tutto ciò dimostra che non è stata compresa l’urgenza di affrontare e risolvere nel più breve tempo possibile il problema.

Il Forum delle Associazioni Pattesi chiede pertanto all'Amministrazione un cambio di passo deciso nell’affrontare la questione e di dar seguito agli impegni assunti in modo chiaro e preciso. Confida che tali impegni vengano mantenuti e si dia immediata, esaustiva e veritiera comunicazione, al Forum e alla cittadinanza tutta sul loro sviluppo.

Il Forum ribadisce la propria disponibilità al dialogo e alla collaborazione per affrontare al meglio le ormai ineludibili questioni culturali e sociali che stanno emergendo nella nostra città e, anche a tal fine, richiede che prima della pubblicazione del bando venga effettuata una verifica congiunta sul recepimento nello stesso delle proposte avanzate dal Forum.

Infine, comunica di essere pronto ad indire una mobilitazione delle Associazioni, coinvolgendo cittadinanza e stampa, nel caso in cui l'Amministrazione non dovesse dare seguito agli impegni assunti.

Il Forum delle Associazioni di Patti

sabato 29 gennaio 2011

Stiamo, di nuovo, sbagliando tutto.

E' da un po' di tempo che penso di scrivere un articolo così. Adesso forse è giunto il momento di farlo.
Il tema, e stavolta non posso proprio evitarlo, è quello delle prossime elezioni amministrative.
Premetto che da circa un anno (e forse più) vedo troppo "movimento" attorno alla consultazione elettorale: nascono numerosissimi gruppi, associazioni più o meno reali, si presentano innumerevoli candidature alla carica di sindaco...ma sono certo che la parte più bella e divertente (o meno divertente) sarà la conta di cittadini pattesi che abiscono al Consiglio comunale.

Badate, al di là del fatto, puramente testuale e anche filosofico, per cui si dice che tutti i cittadini possono fare politica e ricoprire cariche, anche amministraive , credo che questa cosa, in effetti, non sia vera. Non tutti posso fare politica. Lo dico assumendomene la responsabilità e lo confermo: non tutti possono, non tutti devono.

In questi mesi ho visto un po' di tutto e francamente sono nauseato. Non perché penso di essere io il detentore della verità, quello che in assoluto ha sempre ragione mentre gli altri hanno torto. Anzi. Io faccio, piuttosto, un discorso politico nel suo senso più complesso e ampio.
Innazitutto analizziamo il problema. Patti è un centro della costa tirrenica della provincia di Messina nel quale da anni si sono smarrite l'identità e le vocazioni. Non riesce più, la nostra amata città, ad avere una serenità ed un orgoglio, che pur ha conosciuto in tempi lontani, che la rendano capace di essere produttiva (e con questo non si vuole accennare solo ad una effimera materialità) ed attrattiva. Attattiva di risorse di vario tipo, di contaminizioni sociali ed economiche. Produttiva di idee, beni e servizi che ne sanciscano una autosufficienza che, sola, può fare da trasporto per tutte le altre istanze del vivere umano. Una città energica e, scusatemi per il termine poco ortodosso, "frizzante". Che sia colpa solo delle ultime Giunte e degli ultimi sindaci (e vicesindaci!) che ci hanno guidato è tutto da vedere - e lo so che sembra strano detto proprio da me -. ma di certo sappiamo che con la mediocrità e l'insufficienza culturale e politica di Gullo, Venuto e affini, i problemi veri della città (quelli profondi) sono tuttì lì, ancora irrisolti. Non è solo questo ovviamente, penso di saperlo bene, ma preferirei parlarne più avanti.

Ora, la poltica non è il discorso fatto al bar. Essa prevede almeno due componenti operazionali alle quali non può rinuciare: l'idea e le competenze. Ma anche in questo caso occorre precisare qualcosa: per idea, il sottoscritto (e moltissima gente che io sono solito frequentare, anche attraverso libri di vario genere), è, e deve essere, la semplificazione terminologica di "modello ideale". Non parlo infatti di avere un'idea su dove costruire una nuova strada e come, o su quale nuova opera avveniristica "regalare" al nostro comune per rilanciare non si sa poi cosa. Parlo dell'idea complessiva della vita di una città. Del suo presente e del suo futuro.
E aggiungo: di questa idea "direzionale" e "contenitore", bisogna prevedere l'impossibilità di una sua corruzione con metodi e azioni derivanti da altre idee. E' necessario adesso abbandonare la definizione, forse imprecisa, di "idea" per farla diventare "sistema ideale". Questo cambio di definizione serve a chiarire i termini del discorso ulteriormente: un "sistema", di fatti, - cito wikipedia - "nella sua accezione più generica, è un insieme di entità connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore umano o da una rilevazione strumentale ripetibile". In parole povere è una costruzione perfetta dove, dall'inizio alla fine del suo processo, si mantiene una coerenza di fondo. Tutte le parti del sistema sono quindi coerenti.

Se parliamo allora di sistema ideale in politica, possiamo affermare che tutte le azioni di una amministrazione o di un governo devono essere coerenti tra loro e tendere tutte al medesimo obiettivo.

Bene, abbandonando le vie terminologiche, dopo aver analizzato un possibile modello dell'agire politico, torniamo, per gradi, alla nostra realtà.
E' la realtà è che quando l'approccio sopra citato non è praticato nel mondo della politica, succede quello che sta succendo a Patti. Per dire la verità il problema non attanaglia solo la nostra comunità, ma tutto il tessuto nazionale e, forse, globale.
Anche se conosco già le critiche che verranno condotte su di me e sul mio pensiero, ritengo di dover dire quello che penso, e cioè che la fine forzata delle ideologie, non solo nelle loro manifestazioni storiche, ma della possibilità della loro esistenza, ha comportanto uno smarrimento che ci ha da tempo condotti ad un nuovo medioevo.
E' ascrivibile alla caduta delle ideologie l'incapacità di condurre una vita politica ordinata e scrupolosa.

Certo, riflettere su questi temi in una realtà come quella di Patti che si avvia ad un cambiamento ancora fittizzio e inconcreto, non è un'operazione di grande impatto: ma per me è irrinuciabile parlarne, abituato come sono ad avere una idea organica della vita del mondo e cosciente del fatto che una borsa di plastica gettata in mare a Palermo determinerà effetti anche tra le montagne del Tibet.

Ora, perché ci lamentiamo di Gullo e Venuto? Perché essi non hanno saputo condurre il treno cittadino su binari saldi che avessero una stazione di arrivo chiaramente definita. Ma questa cosa, a ben vedere, la pensiamo in pochi: piuttosto l'opinione comune volgare (da bar) è "non ficiuru nenti".
E' necessario sconfessare questa gente in quanto questa amministrazione ha fatto un sacco di cose (senza ironia). Peccato che, oltre a quelle relative alla gestione dello staus quo - non tutte brillantissime -, le cose che dovevano determinare un cambio di rotta non hanno avuto nessun senso, perché fuori da ogni contesto sistemico e casuali. Per altro l'unica vera idea, o approccio sistematico ad un progetto, è stato cercare di realizzare il motto "Patti, città dei servizi".
E a ben vedere questa "città dei servizi" non è gran cosa: non sappiamo dove sia stata relegata la qualità dei suddetti e se alcuni sono davvero utili (vedi facoltà di Giurisprudenza).

In effetti, tutte le cose "nuove", a dirle, sono belle e positive: "facciamo un aereoporto!"; "costruiamo il ponte da Patti a Lipari!"; o, per non esagerare e restare nel campo delle idiozie reali "facciamo il porto!" oppure "riapriamo il carcere". Certo, i posti di lavoro così li creiamo, ma se, tra qualche anno, queste mostruosità cominciano a non funzionare più... i costi chi li paga? E quanto saranno salati? Il punto è che poi queste cose si avverano... e quando si avverano comincia la battaglia, irrazionale e orgogliosa, per salvare questa o quella "situazione".
Per cui ritengo che chi amministra debba saper leggere il libro di Patti (non me ne voglia De André) e del suo comprensorio, per disegnare e modellare sulle proprie esigenze e sulle proprie peculiartà un futuro sostenibile.

Un futuro che, torno a dire, deve essere inquadrato ideologicamente in modo più forte, anche in contrapposizione con i modelli di sviluppo, o con i metodi, che si sono predicati altrove. A questo proprosito, costruire una nuova identità della nostro comune partendo da quello che ci hanno lasciato i nostri avi, ci consentirà di trovare un equlibrio e uno stile di vita tutto nostro, particolare e anche affascinante. Affascinate perché la prospettiva da inseguire non dovrà essere l'omologazione ad altre città e ad altre realtà , ma la diversità.

Per questo, e per il fallimento del modello economico e culturale capitalistico, reputo delle idiozie : le economie basate sul cemento fini a loro stesse; i centri commerciali che siano tempio del consumo e che, dopo aver ucciso la rete del micro commercio cittadino, andranno in fallimento; i porti che non si sa bene, al di là del solito discorso facilotto sulle isole eolie, chi debbano portare e perché; le carceri come fonte di economia per una città; e tutto quanto ci sia di affine.

Detto ciò, andiamo oltre. Tanto si sa che "sono lungo".
Voglio ripartire da questo assunto: Gullo e Venuto non sono il problema, ma la conseguenza del problema.
Quindi stiamo cercando qualcosa più profondo. Qualcosa che, in fine, ha a che vedere con la nostre virtù civiche. Infatti, se tutti noi cittadini pattesi fossimo dei virtuosi della civitas (e credessimo nelle istituzioni... che chiamiamo in causa solo per qualche danno che ne riceviamo) innazitutto non accetteremmo di essere pagati per votare questa o quella persona: è sintomo di subalternità ai gruppi di potere e non di furbizia. In oltre ci idigneremmo: perché la città è sporcata da concittadini incivili e le istituzioni non provvedono a redarguire nessuno; perché le nostre spiagge sono sporche; perché in mare ci finiscono fogne abusive; perché ci sono discariche nei nostri torrenti; perché al comune non ci forniscono i documenti che ci servono in tempi brevi; perché in Consiglio comunale ci vanno persone che a volte non capiscono nemmeno di cosa si parli o che non sono mai intervenute su nessun tema perchè incapaci e analfabeti; perché i beni pubblici di utilità e quelli artistici vengono abbandonati a loro stessi; perché forse esiste la possibilità di farsi annullare una contravvenzione; perché l'unico servizio sul quale si doveva spingere di più a Patti è il Liceo scientifico (mentre aumentava il suo numero di iscritti) e invece non si è fatto; perché si è costruito ovunque, e a dismisura, facendo gli interessi della massoneria e dei costruttori e deturpando irreversibilmente l'ambiente; perché c'è una cazzo di concattedrale verde a forma di pattumiera e nessuno sa a che cosa serve realmente; perché si conferiscono cittadinanze onorarie a volte in modo ambiguo e a volte senza cognizione di causa a personaggi dubbi o comunque irrilevanti per la città, i suoi sentimenti e la sua costruenda identità; perché un sindaco così...davvero non si può. E tante altre cose.

Ma non ci indignamo... perché a noi, in fondo, non interessa altro che di noi stessi. Si, è così.
E perché molto spesso abbiamo tratto benefici da questo stistema. Ovviamente tutti benefici fittizzi e momentanei.
E poi però ci sono quelli che vogliono "cambiare": perché è giusto, perché "adesso basta", perché "non ficiuru nenti", perché si può fare questo, quello e quell'altro. Ma, nella sostanza, come intendono cambiare? Andando ancora una volta a portare il consenso ai sistemi di potere che hanno generato i mali della società odierna, in modo più o meno evidente?
"Cambiamo", dicono in molti: ma dovremmo cambiare davvero, non solo con le intenzioni e proponendo la nostra alterità come la cosa sicuramente migliore. La soluzione, a volte, rischia di essere peggiore del male. Noi rischiamo di essere peggiori di Gullo, se non ci decidiamo per un cambiamento complessivo nel metodo, nei contenuti di fondo (e non sono nelle applicazioni superficiali), nella direzione e anche nei nomi della gente con la quale si ha a che fare.

Io detesto chi è amico di tutti. Non si può essere amici di tutti. Figuartevi come detesti chi pensa che la politica sia univoca e che le azioni politiche possano essere condivise nello stesso modo da tutti. Non esiste una "politica del fare": è una finzione post-ideologica e berlusconiana. Esiste la politica. Punto.
Molti nuovi gruppi contro Gullo e Venuto parlano di clientelismo solo adesso (all'improvviso è il tema giusto per buttare giù dal cavallo quelli che per ora comandano) -  comunque dico "finalmente!"- e si adoperano nel citare quello che l'amministrazione poteva fare e non ha fatto. Ma cazzo, non basta.
Ma chi è il cambiamento? quelli che hanno la tessera dei partiti che hanno sperperato (e intascato) i soldi nell'ATO ME 2?
Quelli che hanno la tessera del partito che ha creato gli ATO?
Quelli che hanno la tessera di partito degli stessi politici che hanno piazzato i loro uomini negli ospedali?
Quelli che hanno la tessera del partito che ha distrutto questa regione e questa provincia?
Quelli che hanno la stessa tessera di partito di chi non ci hanno fatto realizzare il Liceo di Patti?
Quelli che hanno la tessera di partito dei mafiosi condannati a 7 anni per mafia?
Quelli che hanno la stessa tessera dei partiti che hanno fatto clientela e assistenzialismo con minor forza qui in città, ma con più forza negli altri enti e paesi?
Quelli che vi hanno fatto fare il corso di formazione, istituito ad hoc?
Quelli che organizzano le sagre e le feste per dare la parvenza di amare la città?
Quelli che vi volevano privatizzare la gestione del servizio idrico?!!
Quelli che sono inseriti nei sistemi di poteri a tutti i livelli?
Quelli che prima sono stati eletti per stare in un sistema di potere, con i metodi di chi è eletto per clientela, e poi fanno gli oppositori solo per divisioni interne??

Questo è il cambiamento?

Allora, mi rivolgo a tutti i pattesi che stanno, in questi giorni, preprandano le proprie liste ed i propri programmi: cercate di capire fino in fondo quello che state facendo e dove state andando!
Tutto quello che ho scritto fino ad adesso, in effetti, doveva essere solo la prmessa del discorso che volevo fare! Credo che mi toccherà, da ora, essere molto breve. Brevissimo.
Il titolo del post l'ho messo subito stavolta, prima di scrivere. "Stiamo, di nuovo, sbagliando tutto". Esso si riferisce sicuramente all'impostazione che ho di sopra cercato di descrivere. Ma contiene anche un appunto (e forse più di un appunto) sulla strategia perseguita dagli oppositori in questi mesi che precedono le elezioni.
5 o 6 candidati alla carica di Sindaco sono sicuramente un fatto interessante. Ancora più interessante saranno le centinaia di persone candidate al Consiglio comunale.
Chi mi conosce sa che sono decisamente contrario alle Sante alleanze contro il nemico comune. E in effetti esse non hanno mai funzionato perché, soprattutto, con i presupposti che vediamo solitamente, perdono i caratteri dell'azione politica organica di cui ho detto all'inizio.
Però, rimandendo fedele al principio della necessaria diversità e eterogeneità dei gruppi e delle idee, non posso non notare come qui si sia arrivati all'eccesso opposto. Non tanto perché i candidati siano troppi (e lo sono, per una cittadina piccola) ma perché metodologicamente si è partiti dalla volontà individuale, e, fatemelo dire, dalla presunzione personale, di candidarsi rappresentando una vera, pura, identità alternativa. Da questo discorso escludo chi per me non rappresenta minimamente il cambiamento cioé Mauro Aquino e Luigi Gullo. Essi sono l'espressione di una base che li ha voluti e li vuole. Mi spiace molto.

Gli "outsiders" (non parlo dei candidati, ma della gente che fa politica in un certo modo) se davvero non sono l'espressione di nessun gruppo di potere e/o partito politico che ci ha governati a vario livello, hanno il dovere di incontrasi tra loro per capire se i loro obiettivi sono comuni, se le loro strade sono compatibili e se riescono a trovare un sistema di idee unico. Se poi non ci riescono... ognuno andrà per la sua strada.
Ma prima del candidato viene la politica. Il candidato (come i sindaci e i vicesindaci attuali che sono espressione del problema) è espressione di qualcosa: in questo caso di una certa politica alternativa.
Voglio solo fare una considerazione, senza aggiungere altro nel merito: io non credo che Enzo Russo, Carmelo Favazzo e qualcun altro, sulle idee non troverebbero convergenza. Certo non posso affermarlo con certezza, ma è probabile. La dialettica, la discussione reale sui temi, le azioni e i punti di vista ideologici o ideologizzati, può comportare la nascità di una direzione politica anche forte.
Purtroppo spesso si fa di testa propria e si perde un'occasione.

Ora, voglio precisare che non sto invocando nessuna alleanza, ma semplicemente denunciando un rito inutile come quello dell'affermazione egoistica della propria individualità.E questo succedoeperché la poltica si fa solo quando ci sono le elezioni in vista!!!

Sulle associazioni e i gruppi che sono sorti a ridosso delle elezioni vorrei solo commentare che, alcune di esse, stanno facendo passare un'idea qualunquistica dell'azione politica e che invece, dovrebbero selezionare con serietà sia gli alleati, che le idee, che i sentimenti, che le persone che proporranno quale nuova classe dirigente. Personalmente nemmeno io, che pure potrei dare la parvenza di uno che di politica ne mastica, mi sento molto sicuro di saper adempiere ad un mandato così importante come è l'amministrazione cittadina, foss'anche nel ruolo del consigliere comunale. E lo dico, badate, non per modestia o falsa modestia ma perché realmente alle volte ho paura di non saper interpretare bene quel ruolo che le nostre democrazie conferiscono ai rappresentanti del popolo. E penso che, un socialista un po' anarchico come il sottoscritto, non possa stare bene in mezzo a quella cosa difficile da capire e da mediare che è la politca operativa, avvolta, per altro, da corruzione e interessi di vario genere.
Molto spesso, in fine, succede che la volontà di agire riesce a prendere il sopravvento e a sollevarmi da queste paure, conducendomi anche di fronte alla prova, dove correrò il rischio di fallire tutti gli obiettivi ma anche quello di realizzarli.
Mi rammarico e mi deprimo solo quando vedo che tutti possiamo fare politica.

Alla fine non so cosa accadrà. Non so nemmeno cosa farò io.
Intanto, senza nascondermi, cerco di comunicare sempre le mie istanze e le impressioni. In modo tale da non poter lasciare nemmeno il dubbio che tutte le mie scelte non siano e non saranno dettate da una certa coerenza. Forse non si potrà mai essere del tutto coerenti: però in questo, l'autorevolezza aiuta. Spero, un giorno, di diventare autorevole nel pensiero e nelle azioni ad esso sottese, senza mai invischiarmi tra le spire del potere.

Sebastian Recupero

mercoledì 19 gennaio 2011

Sfoghi: liceo scientifico, se permettete. E di altre cose...

Ieri mattina abbiamo saputo che nessuna delle due proposte presentatesi alla gara per il liceo scienfico di Patti (una delle tante, l'ultima) non sono state ritenute accettabili. Mentre si attende la valutazione finale, già sappiamo che anche stavolta non si andrà da nessuna parte. Ora, per quanto tutti siano indignati ed increduli - assemblee di genitori, aspiranti politici che guidano improvvise rivolte pubbliche fatte in precendenza solo dagli studenti, e studenti che come sempre si trovano nella bolgia della politica rischiando di essere strumetalizzati e alla fine senza ottenere nessun risultato, e magari anche nani e ballerine - noi (io e un gruppo ben definito di persone che la politica la intendono in un modo complesso e complessivo, profondo, che va a toccare ogni corda dell'agire umano) capivamo già da tempo che sarebbe andata così. E non siamo per nulla indignati per l'esito del bando. Chi come noi lo aveva letto, infatti, sa bene che i margini per l'accettazione di proposte che non prevedessero l'esistenza di una struttura già esistente erano quasi nulli. Il fatto che si siano presentate due proposte, entrambe consapevoli della loro inadeguatezza di fondo, è indice di qualcosa che non va.
Caldeggiata da una parte di opinione pubblica pattese per la sua qualità (ma non dal sottoscritto e dal suo gruppo perché la questione è ritenuta un fatto tecnico che esclude la nostra competenza nella scelta e perchè da tempo sosteniamo una proposta diversa in merito alle caratteristiche tecniche della struttura), la proposta della ditta Caleca-Cangemi sembra essere stata presentata in buona fede (visto che è da tempo in via di definizione), mentre la proposta della ditta Bruno potrebbe apparire strumentale a qualcosa che non sappiamo. Certo è una ipotesi, ma viene da pensare: se leggendo il bando si realizza con certezza che la Provincia vuole reperire una struttura già esistente - e lo si legge con chiarezza - forse la proposta, pur non avendo i requisiti, si presenta ugualmente perché la ditta recepisce il suggerimento di qualcuno, con obiettivi che potrebbero essere svariati e anche mutevoli. Ma andiamo avanti.
Alla Provincia, in effetti, conoscono da un anno l'offerta di Caleca-Cangemi, cioé da molto prima della presentazione di questo ultimo bando, quindi alla prima opportunità - era logicissimo aspettarselo - il progetto sarebbe stato presentato. Pur sapendo di questa proposta, l'amministrazione Ricevuto produce l'ennesimo bando per reperire una struttura esistente (che a Patti non c'è da nessuna parte). E lo fa mostrando pubblicamente la propria fiducia e una certa sicurezza. Perché? Potrebbe darsi che l'interpretazione del bando (di questo problema si parla oggi sui giornali) sarebbe potuta essere diversa se si fosse presentata solo una offerta specifica?
Ad ogni modo è possibile credere che nel momento in cui si decise di promuovere il nuovo bando l'amministrazione provinciale avesse già fatto una "ricognizione" di mercato, o qualcosa del genere - in via privata o confidenziale - e avesse già in mano la disponibilità di un privato.
Ho già scritto di come l'amministrazione Leonardi (predecessore di Ricevuto) avesse fatto fallire due bandi nella formula del progetto di finanza per la realizzazione di una struttura vecchia ed inadeguata (il progetto del Liceo a Case nuove russo con 10 aule, proprio sul terreno dove ora la ditta Bruno vorrebbe costruire). Una esperienza che poteva voler dire due cose: l'incompetenza e la gravissima incapacità politica di quella amministrazione di centro destra (schieramento e gruppi d'interesse che continuano a vincere puntualmente, senza mai avere conseguenze per la loro amministrazione pessima) oppure l'aver deciso di adottare uno stratagemma per prendere tempo e calmare le acque. Oggi non ci troviamo di fronte ad una situazione del genere perchè le pressioni della società civile (e incivile) sono state, nei mesi scorsi, troppo forti e ben diverse da quelle in atto nel 2006. Questo fa dedurre che dopo tanto vagare l'amministrazione fosse finalmente pervenuta ad una soluzione nel momento in cui decise di presentare il bando. Se così fosse, perché è finita male?
Bene, il teorema sotteso alle ipotesi sopra citate, se, e non appena, verrà sconfessato, lascierà il posto ad un'unica altra ipotesi e conclusione: "questi qua" (Ricevuto e compagnia) non capiscono un accidenti. Rappresentano una squadra di incompetenti di fatto.
Infatti redigere un bando al quale si sa già che nessuno si presenterà (per l'ennesima volta) è una vergogna inaccettabile.
Non so quale tra le ipotesi sia la peggiore, so solo che quando, spesso, vi cerchiamo di parlare di come l'amministrazione provinciale, quella regionale, quelle cittadine siano figlie di un male diffuso della società, in quanto espressioni di una rinuncia dello stutus di cittadino da parte di un'ampia fetta della popolazione per la quale il voto è semplicemente un atto interno alla mentalità baronale e assistenziale diffusa, e quando vi diciamo che la politica in Sicilia non cambia mai davvero, affetta com'è da gattopardismo, vogliamo proprio mettervi di fronte ai frutti di questa realtà che da anni cerchiamo di allontanare non riuscendo perchè, in fondo, sembra stare bene a tutti. Anche a quelli che poi si lamentano delle carenze della realtà sociale - il liceo scientifico in questo caso, ma anche la sanità, i rifiuti, l'acqua etc.
Si, in fondo si concede il proprio voto per una qualsiasi convenienza, foss'anche sentimentale (ma è la componente minoritaria), e sul momento tutto va bene. Dunque non si riescono a decifrare mai gli effetti del nostro comportamento elettorale. Le nostre città, le nostre provincie, la nostra regione, la nostra nazione, sono organizzate direttamente da noi. E' per me più che mai chiaro che la delega che noi diamo attraverso il voto ai rappresentanti, non ci esime dalla responsabilità dell'organizzazione sociale, amministrativa. Ergo, da oggi in poi, e per quanto mi riguarda, dovrebbero perdere il diritto a lamentarsi (la metto proprio in termini giurisprudenziali) coloro i quali non la smetterano di votare senza alcuna consapevolezza. Cioè coloro i quali con il loro comportamento elettorale ma anche con la loro manifesta o latente adesione alla corruzione morale che si verifica in situazioni di diritto privato quali speculazioni, abusivismo, violenze economiche, irresponsabilità ambientali, violazioni convenienti delle leggi e della Costituzione, sono i responsabili silenziosi dei mali che affriggono la nostra società. A questa gente che non ha intenzione di ribellarsi voglio dire chiaramente che verrà il tempo in cui una maggioranza, ancora più silenziosa, sarà capace di sovvertire l'ordine sociale e di ricostruire un mondo anche per loro. I tempi stanno maturando.
Però adesso è l'ora di capire che Ricevuto e tutta la classe politica odierna (anche larghissima parte di quelli che fanno gli oppositori, ma oppositori sostanzialmente non sono), in netta continuità con i loro predecessori, del medesimo colore politico e appartenenti alla stessa scuola di traditori dell'etica e della morale pubblica, si qualifica come un gruppo delinquenziale e irresponsabile paragonabile alle peggiori organizzazioni criminali. Non è questo un attacco ad un gruppo di persone specifiche, ma ad un sistema che al suo interno e nelle sue alchimie annovera anche i suddetti.
Cambiare davvero implica l'applicare su se stessi e all'esterno la volontà di costituire diversità. E ricercare chi sta intraprendendo lo stesso percorso per alimentare questa azione.
Cambiare davvero implica la rinuncia a privilegi che hanno segnato la stagnazione del diritto posivo.
Cambiare davvero significa interrompere un cammino nettamente... e non sostituire le scarpe o il mezzo di locomozione.
Per questi motivi siamo contrari ad ogni scenario di unità dei politici, e dei gruppi d'interesse locale, al fine della risoluzione dei problemi, che si parli del liceo scientifico o che si parli dell'amministrazione di una città. Chi è stato nell'agone della politica dalla parte dei responsabili o colluso con essi, ed è poi divenuto, per motivi di opportunità, un oppositore... non ci piace. Non ci piace nemmeno chi fa l'opposizione basandosi solo sull'impossibilità di non essere al potere, dimenticando di essere figlio di un potere più forte che determina un male molto più grandedi quello a cui ci si oppone. Non ci piacciono coloro i quali, imporvvisamente, a ridosso delle elezioni amministrative, s'intestano le battaglie diventando paladini di problemi che prima non conoscevano nemmeno (come sta succedendo per il liceo scientifico). E poi non ci piacciono la massoneria, i costruttori, i buoni propositi, l'aver acconsentito a che la mafia si trovasse all'interno della politica. E non ci piace chi ha faccia del buono, essendo invece, insieme il brutto e il cattivo.
Scusate.

Domani ci sarà la protesta di genitori, studenti ed insegnati al Palazzo della Provincia, così si è deciso nell'Assemblea di oggi al liceo scientifico. Ma io non ci andrò: noi ci meritiamo questo. Noi siamo gli artefici dei nostri mali: anche i genitori che oggi fanno i leader dei movimenti.
Siamo tutti mafiosi.

Sebastian Recupero

martedì 18 gennaio 2011

venerdì 14 gennaio 2011

L'oro è nella Patagonia cilena.

La Patagonia cilena è una delle più vaste aree incontaminate ancora esistenti al mondo: si estende fino quasi a toccare il polo sud, con i suoi ghiacci perenni. Ma di ghiaccio ce n'è già parecchio sulla superficie continentale, così come di acqua. Le alte vette della cordigliera delle Ande fanno da cornice perfetta alle distese di acqua della Patagonia cilena. Caratterizzata da montagne, ghiacciai, fiumi, fiordi, paludi e foreste primarie, questa terra è una delle più grandi riserve d’acqua dolce sul pianeta, e possiede due dei più grandi campi di ghiaccio dopo quelli della Groenlandia e dell’Antartico.
In particolare la regione di Aysén, sulla punta australe del continente, è una zona fondamentale per gli ecosistemi unici che ospita, per le foreste native e le numerose specie endemiche che la caratterizzano. Su questo territorio di 108.949 km2 (un terzo dell’Italia) fino a poco tempo fa totalmente incontaminato, oggi vivono poco più di 90.000 persone, con una densità abitativa fra le più basse al mondo (0.8 abitanti al km2). La maggior parte della popolazione vive nelle aree rurali e l’economia della regione si basa essenzialmente sull’allevamento, l’agricoltura e l’ecoturismo.

Per millenni l’uomo ha vissuto su questo territorio in armonia con l’ecosistema, ma negli ultimi decenni l’incremento demografico ha aumentato la pressione delle attività umane a causa dell’intensificarsi di pesca, allevamento e deforestazione. Nonostante la densità di popolazione della Patagonia rimanga una delle più basse al mondo, le attività umane hanno avuto nell’ultimo secolo impatti rilevanti provocando un uso sempre più intensivo delle terre ed una progressiva diminuzione delle risorse biologiche.
Il prezioso e fragile ecosistema è quindi oggi sempre più minacciato dallo sfruttamento forestale e idroelettrico, dall’estrazione di idrocarburi e minerali e dagli allevamenti intensivi. A questo si aggiunge la nuova minaccia rappresentata dal cambiamento climatico. Il ritiro dei ghiacciai aumenta infatti pericolosamente, alimentando a livello planetario una crescente aridità delle zone interne e frequenti inondazioni nelle zone costiere.
L’acqua, elemento fondamentale nella conservazione di tutti gli ecosistemi e degli equilibri climatici globali è, oggi, una risorsa sempre più scarsa. Per questo va tutelata e il suo uso preservato da uno sfruttamento indiscriminato. 

Proprio in questa terra meravigliosa, nella quale mi riservo di programmare un viaggio prima possibile, si compie come già accennato la follia dell'uomo: al nord del Cile serve molta energia (si vuole raddoppiare la produzione nazionale) per scavare nelle miniere ed estrarre gli importantissimi minerali, tra i quali il litio (serve per tutte le batterie del mondo e servirà per le automobili elettriche, un mercato a venire). Quindi si è pensato bene di trovare questa energia proprio qui con un fitto sistema di dighe lungo i fiumi Pascua, Baker e Salto. Ora, prima di inserire anche un altro elemento di riflessione, vorrei brevemente ricordare che con le dighe mutano moltissimo ed in modo irrimediabile le caratteristiche ambientali e gli stili di vita, a catena, di tutta la nazione e poi di tutto il mondo. Di operazioni "pazzesche" l'uomo ne ha già fatte troppe e ne paghiamo ogni giorno le conseguenze (questo mondo ormai mi fa paura, non è più puro non è più naturale...non mi fido di quello che respiro, né di quello che mangio), non credo ci sia bisogno anche di questa. Così come non c'è bisogno delle dighe in Brasile.

Per tornare agli impatti di queste dighe in Cile bisogna dire che:  a livello ambientale l’inondazione delle zone rocciose e dei boschi provocherebbe la perdita dell’ habitat di numerose specie animali che vivono lungo i due fiumi, dai grandi mammiferi ai più piccoli insetti e anfibi. Le paludi della valle del Baker sarebbero completamente inondate mettendo in pericolo la riproduzione e la nidificazione dei numerosi uccelli della regione.

Gli sbarramenti altererebbero la composizione chimica dell’acqua trattenendo alghe, microrganismi acquatici ed altri nutrienti necessari per i pesci ed i mammiferi che abitano i fiumi. La linea di trasmissione rappresenterebbe un ulteriore pericolo per gli uccelli della regione in quanto barriera al loro libero spostamento.

Oltre agli impatti negativi sull’ambiente, a livello socioeconomico l’espropriazione delle terre per far posto ai bacini ed alle infrastrutture idroelettriche priverà le comunità del loro unico mezzo di sussistenza costringendole a trasferirsi altrove. Buona parte dell’insediamento abitativo di Cochrane, il terzo per dimensioni della Patagonia, verrebbe sommerso. Tale cambiamento causerebbe gravi perdite alla pesca, all’ allevamento e all’ecoturismo, motore economico dei municipi di Cochrane, Tortel e O’Higgins.

L'America latina è luogo di grandi conquiste da parte del Capitalismo, il quale spera di trovare nuovi terreni da assoggettare del tutto e da spolpare vivi restituendo una falsa ricchezza. In realtà ha già cominciato da tempo: oggi siamo alla fase avanzata, quella per cui tutto appare più giusto e necessario. Necessario è rovinare gli ecosistemi, necessario è abbattere gli alberi...perché abbiamo bisogno di energia. Per scavare. Per estrarre. Per fare poi cosa non si sa. Una ricchezza finale che per strada avrà abbattuto il suo valore che si può rintracciare solo nella natura.

Mi rimane da aggiungere un ultimo elemento: in Cile l'acqua dei fiumi e dei laghi è stata privatizzata da tantissimi anni ed è controllata da grandi multinazionali dell'energia, tra le quali l'ENEL. Ecco perché non si punta sulle energie rinnovabili come il sole o il vento (nella Patagonia di vento ce n'è quanto ne volete!) ma sull'energia idro-elettrica: perché l'acqua è già privata e non è tutelata dalla Stato. L'Enel, praticamente, possiede il 96 percento dell'acqua cilena! Cioè può sfruttarne il 96 per cento con l'unica clausola che l'acqua utilizzata venga interamente reimmessa nell'ambiente, anche se non necessariamente nello stesso luogo e ovviamente non nelle stesse condizioni. 

Mi viene in mente che le nostre piccole battaglie per l'acqua pubblica non sono poi così piccole. Rappresentano una forma di resistenza all'imperialismo economico, alla distruzione della vita sentimentale, vera...e non artificiosa e artificiale. L'acqua è oro (credo, a bene vedere, che sia più importante di quello che si estrae nelle miniere cilene...) ma questo oro deve rimanere di tutti, perché è l'unico che permette la vita. 

Ma trovate qui i video da guardare, l'inchiesta di Rainews24.

http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=21420

http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=21421



Senza troppo impegno ma con un po' di passione,

Sebastian Recupero e le sue fonti.